I sicari di MbS hanno ucciso Khashoggi

| La Cia ha individuato nel principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il mandante di un delitto che sta cambiando gli equilibri e le alleanze dell'intero scacchiere medio-orientale. Usa in difficoltà, Italia ininfluente

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di L'ATENIESE* e MASSIMO NUMA

Gina Haspel, il capo della Cia, fu la prima dopo la morte dell’editorialista del Washington Post, Jamal Khashoggi, 60 anni, saudita dissidente, (nella foto pochi minuti prima dell'omicidio) ucciso con un’overdose di psicofarmaci, il corpo fatto a pezzi e quindi smaltito chissà dove, negli uffici del Consolato saudita di Istanbul nel pomeriggio del 2 ottobre, a incontrare - da sola - i responsabili dell’Intelligence turchi che le affidarono, con largo anticipo, le prove del delitto.

L’imbarazzo dell’amministrazione Trump, che intrattiene saldi legami proprio con MbS e il suo entourage è stato evidente sin dalle prime battute di questa storia atroce e assurda al tempo stesso, è evidente. A parte il rapporto speciale tra il principe e Jared Kushner, il marito di Ivanka Trump, è in gioco la più importante commessa militare della storia Usa, per un valore di 110 miliardi di dollari, da parte dell’Arabia Saudita.

IL TEAM DELLA MORTE 

Proprio in questi giorni il governo americano ha deciso di adottare le prime sanzioni nei riguardi di 17 cittadini sauditi, che facevano parte del “team della morte”, inviato ad Istanbul - una volta venuti a conoscenza che il giornalista sarebbe andato in consolato per ritirare i documenti per le imminenti nozze con la giovane turca Hatice Cengiz, nel primo pomeriggio del 2 ottobre - con tre opzioni: convincerlo volontariamente a ritornare in patria, dove sarebbe stato accolto senza conseguenze per i suoi servizi critici, ma per affidargli incarichi di prestigio nella comunicazione della casa regnante. Secondo, in caso di rifiuto, sedarlo e trasferirlo clandestinamente a Riad per poi imprigionarlo nella tristemente famosa prigione sotterranea dove, senza processo, sono detenuti i dissidenti della dinastia regnante, alcuni molto facoltosi. Terzo ucciderlo, far sparire il corpo con la complicità di un medico legale, alto ufficiale dell’Esercito, e inscenare una commedia sull’uscita di Khashoggi dal consolato, per spacciare la tesi che fosse sparito nel nulla per conto suo. Questa opzione, in realtà, non era prevista dal capo del team ma il giornalista, sedato a forza, sarebbe morto per la dose eccessiva e per la paura.

Gli investigatori di Haspel sono arrivati a una conclusione che lascia poco spazio alle incertezze. Lo rivela il Washington Post: Kashoggi, due figli dal primo matrimonio, ora negli Usa dove vivono sotto protezione, in procinto di sposarsi con una giovane turca, è stato ucciso su ordine del vero re dell’Arabia Saudita, cioè l’affascinante principe ereditario Mohamed bin Salman, accreditato sino a ieri come la punta di diamante dei modernisti arabi. Il fratello Khalid, ambasciatore arabo a Washington, avrebbe telefonato a Khashoggi a metà settembre, per indurlo ad andare nel consolato di Istanbul, poiché lì sarebbe stato “al sicuro” per ritirare i documenti che aspettava da tempo. Ma Khalid avrebbe agito su ordine di Mbs.

Ieri l’ambasciatore ha diffuso un tweet, pregando il WP di pubblicarlo (non l’ha fatto) in cui precisa di non aver mai telefonato a Khashoggi, il cui ultimo contatto risale invece al 2017 attraverso uno scambio di mail. Silenzio da Riad.

Ma ora Trump, mentre la Cia non conferma né smentisce lo scoop del WP, sarà costretto a prendere delle misure importanti per un “delitto - dice il segretario di Stato Pompeo - che viola i diritti umani”, con pesanti conseguenze nello scacchiere delle alleanze in Medio Oriente.

MISSIONE FINITA IN TRAGEDIA 

Lentamente, la verità di fa strada. Gli agenti segreti sauditi sembravano ispirarsi agli agenti del Mossad che, negli Anni’ 60, riuscirono a catturare in Argentina Adolf Eichmann, il pianificatore della Shoah, per poi trasferirlo in Israele, su un volo El-Al, sedato e travestito da pilota della compagnia. Ma loro, i sauditi, hanno sbagliato tutto. L’unico aspetto che sembra in qualche modo rendere meno grave il ruolo di Mbs sono le mosse successive al delitto del team. Lo spiegano i magistrati sauditi. Il capo del team, in accordo con i vertici dei Servizi a Riad, aveva concepito un falso rapporto su quanto accaduto nel Consolato. E anche la frase intercettata dai turchi nel Consolato pronunciata dal numero 1 della squadra (“Dì al capo che la missione è compiuta”, intendendo come capo Mbs) può essere letta in duplice modo. I guai per il principe ereditario, subito scagionato dalla procura generale di Riad, apparso contrito e dispiaciuto tanto da incontrare i figli di Khashoggi per far loro le condoglianze ufficiali del Regno, non solo finiti, poiché i suoi nemici all’interno della casa regnante hanno di nuovo rialzato la testa e tramano per abbatterlo.

E l’Italia? Che ruolo gioca in questa vicenda? Il governo Conte sta alla finestra. I turchi hanno consegnato le prove del delitto a Usa, Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti e Canada. All’Italia niente. Eppure, la morte di Khashoggi riguarda anche noi che - nonostante la debolezza internazionale del governo giallo-verde - rivestiamo ancora un ruolo importante nel Mediterraneo. L’Iran, nemico mortale di Riad (perno della politica Usa) ne esce indirettamente rafforzato, così come Russia, Siria e Turchia. All’Italia non resta che osservare da lontano la situazione. Il fallimento del vertice di Palermo sulla Libia peserà a lungo nella considerazione del mondo arabo verso l’Italia, mai apparsa prima così debole e ininfluente.

*Esperto di Medio Oriente e terrorismo internazionale

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