"Il milionario era in grado di pagare ma ha scelto di fare guerra alle banche"

| Analisi del Sole24ore sulla sorprendente situazione di Gianluca Vacchi dopo i sequestri di ville, yacht e quote azionarie

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Ci voleva un dotto intervento del Sole24ore per fare chiarezza sulla situazione finanziaria di Gianluca Vacchi, star dei social con qualche sospetto su come, in pochi mesi, sia passato da 200mila follower a 10 milioni, moltissimi concentrati in Russia (magie dell'algoritmo e della promozione indotta dei suoi profili?), e protagonista di una vita glamour così clamorosa da trasformarlo in un uomo di spettacolo. Dicono Che Briatore, per una serata al Twiga di Monaco, gli abbia dato 25 mila euro ma - a quanto pare - il popolo della notte ha preferito ignorare le esibizioni della corrente filosofica dell'"enyoismo", cioè divertiti e non pensare a nulla, cosa che a lui riesce benissimo.
Ecco cosa scrive l'esperto Fabio Povesi: "Bastava poco, molto poco per uno come lui. Quel Gianluca Vacchi, lo spensierato cinquantenne re della bella vita, del vivere godereccio al motto di quell' Enjoy che l'ha reso celebre sul web. Bastava vendere sul mercato una manciata di azioni di Ima, l'azienda gioiello di cui, pur non avendo nessun ruolo operativo, è azionista (e non di poco conto) da sempre. 

Bastava liquidare al prezzo di 82 euro (la quotazione di questi giorni) 122mila azioni per avere in tasca quei 10 milioni tondi tondi per onorare il proprio debito con il Banco Popolare Bpm, anziché vedersi pignorare ville e yacht. E divenire uno dei tanti creditori in sofferenza delle banche italiane. Ma non uno qualunque, uno che non ha risorse per estinguere i prestiti ricevuti. In fondo il passo per rientrare da quel prestito concesso nel 2008 e smesso di onorare nel 2015 non era uno sforzo sovraumano per il re dei balletti su Instagram. 

Vendute quelle 122mila azioni della Ima, gliene sarebbero rimaste a sufficienza per vivere alla grande. Già perché Gianluca Vacchi possiede una quota sostanziosa di quel gioello di azienda redditizia che è la Ima di Bologna e che capitalizza in Borsa oggi 3,2 miliardi. 

Il 57% dei 39 milioni di azioni della società di imballaggi fa capo alla Sofima la finanziaria che raggruppa la dinastia dei Vacchi. Ma ecco spuntare Gianluca: il 24% di Sofima è in mano a Cofiva sa una scatola lussemburghese di cui la Cofiva holding ha il 99%. E chi è il socio di controllo di Cofiva holding? Proprio il re del web con il 55% della quote. A conti fatti in questa lunga cascata societaria che passa dal Granducato, a Gianluca Vacchi fanno capo oltre 2,5 milioni di azioni della Ima. Al prezzo di 82 euro toccati in questi giorni fanno mal contati ben 205 milioni di euro. È la ricchezza patrimoniale dovuta al solo fatto di essere azionista importante di una delle società più brillanti del panorama industriale italiano. Ecco perché suona quasi grottesco se non surreale arrivare a farsi pignorare beni per 10 milioni per prestiti non restituiti a fronte di quegli oltre 200 milioni di ricchezza finanziaria. 
Il misterioso paradosso del manager ballerino 

Ma non c'è solo il patrimonio dato dalla continua ascesa di valore del titolo Ima ad aver reso spensierata la vita della star di Internet. Ogni anno la sua Cofiva holding incassa ricchi dividendi. Solo nel 2015 ne sono arrivati per 16 milioni, nel 2014 i proventi finanziari dalla quota in Ima sono stati 6 milioni. Eppure eccola lì la storia paradossale. Tanta ricchezza e debiti non onorati. Vacchi si difende in questa vicenda.L'aveva già annotato nel bilancio del 2015 della sua First Investment, la società che aveva contratto nel 2008 il prestito con l'allora Banco Popolare. Vacchi scrive nell'ultimo bilancio della sua First che il debito residuo verso il Banco ad agosto del 2016 ammontava a 8,5 milioni. Debito già scaduto nel 2012. Ma a fine dicembre del 2015 smette di pagare le rate dovute. Il motivo è che Vacchi denuncia e contesta le condizioni originarie del contratto e ne chiede la nullità. Insomma sporge reclamo, la banca intima il pagamento, Vacchi rifiuta e si rivolge all'Arbitro finanziario e infine al tribunale di Verona. Vacchi si sente defraudato dalle condizioni originarie del contratto. C'è da chiedersi come mai lo scopra così tardi. La banca non molla e arriviamo all'azione esecutiva messa in campo in questi giorni.
Società dai profitti incerti e incrociati

Si vedrà chi avrà ragione nella contesa in punta di diritto. Sta di fatto che nella galassia societaria messa in piedi da Gianluca Vacchi pare che l'unica certezza inossidabile sia proprio la Ima di Bologna. Che a più riprese ha sottolineato che Gianluca Vacchi non ha cariche operative in azienda, è solo un consigliere non esecutivo e un azionista quasi a rimarcare la distanza degli affari della Ima dalle prodezze sul web del cugino.  Sono almeno 4 le società messe in campo dall'uomo dei balletti con migliaia di follower. Sotto la Cofiva che possiede il tesoretto dei titoli Ima ecco spuntare la Boato holding, la Lamp srl, La Gvlifestyle e appunto la First Investment, che tramite la Eleven possedeva una quota della Finanziaria del Vetro. Fatturati pochi, tanti rapporti incrociati di crediti e debiti tra la controllante e le partecipate del piccolo impero non sempre redditizio di Vacchi. 
Perdite, plusvalenze e giochi di prestigio

Nell'ultimo bilancio la Boato ha lasciato sul campo 2,8 milioni di perdite con un patrimonio netto di 5 milioni. E sempre nel 2015, ultimo bilancio, la First aveva dato in pegno tutte le azioni a fronte di quel mutuo pendente con il Banco Popolare alla fine non onorato. Sempre nel 2015 le partecipazioni sotto il cappello della Cofiva sono state svalutate per 30 milioni rispetto ai 40 milioni di valore di carico. Più di un problema per Vacchi. Sempre che nel 2016 la situazione sia migliorata. Lo si vedrà quando saranno disponibili i nuovi bilanci. 

Per ora il milionario Vip (grazie a Ima) pur tra i magri affari della sue varie iniziative imprenditoriali risulta essere uno degli insolventi del sistema bancario. Uno di quelli che hanno fatto esplodere i crediti malati nei bilanci bancari.Ma non uno qualunque. Lui i soldi da restituire li aveva eccome".

L’Analisi
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