Isis in Italia, così importiamo il terrorismo

| Analisi dopo l'arresto di un aspirante terrorista a Milano. C'è una strana ritrosia e una strana indifferenza, mentre le associazioni estremiste islamiche aprono moschee e scuole anche in Italia. Un allarme sottovalutato

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di DAVIDE RICCARDO ROMANO
L'arresto negli scorsi giorni a Milano di un 22enne egiziano affiliato all'ISIS deve far riflettere sul fatto che il pericolo del terrorismo islamico è tutt'altro che finito. Anche l'attentato del giorno prima a Bruxelles lo conferma. Quello che è cambiato è l'atteggiamento dei media che ne parlano meno. E quello delle forze dell'ordine che sono molto più attente. Ma qual è il punto vero, grosso come una casa, che taluni non vogliono vedere? Senza dubbio l'importazione dell'ideologia islamista. Ancora oggi vediamo la politica balbettare quando ha a che fare con associazioni sedicenti islamiche (in realtà estremiste, con un chiaro progetto politico di esportare la sharia in occidente). E' il caso delle associazioni dei Fratelli Musulmani, o dei loro concorrenti sauditi o di quelle turche (filo Erdogan). Sono tutti gruppi che già hanno moschee o stano muovendosi per ottenerne. Costoro non hanno in mente un progetto di fratellanza, ma l'idea di usare i musulmani del territorio come soldati per i loro progetti. E' il caso per esempio dell'imam della moschea di Andria Hosni Hachemi Ben Hassem, condannato nel 2015 per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale di matrice islamica. O dell'imam della moschea di Perugia, espulso nel luglio 2017. O  dell'imam della moschea di Ponte Felcino arrestato nel 2007 e poi condannato per reati di terrorismo internazionale. O ancora,  di Mohammed Madad, 52 anni, imam del centro di cultura e preghiera islamica "Asonna" di Noventa Vicentina espulso nel 2016 perché considerato una minaccia per la sicurezza dello Stato. Tutti costoro usavano le moschee per predicare il verbo dell'odio antiebraico e anticristiano, e creavano aspiranti terroristi. 
Finché la classe politica non si metterà in testa che le moschee vanno concesse solo a gruppi di musulmani di provata fede nei principi della fratellanza tra le religioni e verso le donne (da praticare nei sermoni, non quando si incontrano i politici) e soprattutto anti-jihadisti, la nostra lotta contro il terrorismo islamico non potrà essere vinta. Del resto, qualcuno pensa davvero che il Qatar, Erdogan o l'Arabia Saudita investano decine di milioni di dollari solo in Italia senza avere un progetto politico di importazione del jihadismo?
 
 Loro, i jihadisti, puntano sui peggiori ceffi islamisti di casa nostra? Noi dovremmo allora puntare sui democratici di casa loro. Quelli che sono contro il fanatismo, per la tolleranza verso donne, cristiani, ebrei e gay. Ma su questo, guardiamoci intorno: quando i nostri politici vanno all'estero, pensano solo al business. Anche questa è la differenza tra loro e noi. Loro credono in qualcosa, e infatti investono nell'esportazione del jihad a casa nostra. Noi non crediamo più a niente, neppure nei nostri valori.
L’Analisi
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