Italiani maestri di download illegali

| Il 37 per cento scarica contenuti audio-visivi in modo illegale, tutti i dati ufficiali. Segni di miglioramento ma situazione ancora gravi

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L'Indagine sulla pirateria audiovisiva in Italia 2017 presentata dalla Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali e realizzata da Ipsos, a pochi giorni dalla decisione del Parlamento UE di rinviare i negoziati per la riforma sul diritto d'autore. La fotografia è quella di un'Italia ancora terribilmente ''pirata''. Solo nell'ultimo anno, illustra il presidente Ipsos Italia, Nando Pagnoncelli, ben il 37% della popolazione ha utilizzato illegalmente almeno una volta un contenuto audiovisivo. Due punti percentuali in meno del 2016 (flessione che riguarda soprattutto i giovani), ma i mancati incassi per l'industria sfiorano comunque i 617 milioni di euro, con un danno per l'economia italiana che supera il miliardo. Se poi consideriamo solo il popolo di internet, la percentuale dei 'pirati' sale al 70% degli utenti, con 2 user su 3 che guardano illegalmente contenuti. ''L'Italia ha fatto molto, ma può fare di più. Bisogna studiare opzioni, tutti insieme, ripensare le finestre d'uscita, far capire il danno alla creatività'', esorta il direttore generale cinema del Mibac, Nicola Borrelli. Mentre il presidente dell'Anica, Francesco Rutelli, e l'Ad di Medusa, Giampaolo Letta, chiedono applicazioni e inasprimenti delle "sanzioni a chi commette reati''.
    Si parla di 631 milioni di atti solo nel 2017 (-6%), con il film a farla da padrone (81%), seguito da serie e programmi tv, soprattutto via streaming (26%), ma con il download in forte crescita (22% con +5%). Internet user, istruzione medio alta, lavoratore autonomo e libero professionista, il profilo del pirata medio adulto, prevalentemente under 45 e del Sud d'Italia. Tra i giovanissimi (pur con un calo del 7%) il 44% degli under 15 ha praticato almeno una forma di pirateria nell'ultimo anno (i più colpevoli, gli studenti delle medie con più di 36 milioni di atti), sebbene con una consapevolezza crescente: il 78% sa di compiere un reato (era il 69%). Il 55% del popolo dei pirati ritiene però improbabile essere ''beccato'', ancora meno sanzionato. Tra le motivazioni che spingono a delinquere, il risparmio è la principale, ma anche la condivisione con i coetanei per i ragazzi (25%) e la pigrizia per gli adulti (12%). Soprattutto, scarsissima è la conoscenza dei danni provocati: il 72% degli adulti e l'82% degli adolescenti non ritiene sia grave. Invece i numeri, pur leggermente in calo, raccontano di 617 milioni di danni al settore, perdita occupazionale di 5.700 posti e un miliardo di fatturato in meno per l'intera economia (-16% sul 2016) con un'incidenza sul Pil pari a 369 milioni di euro (14%). Di fronte all'oscuramento di un sito pirata, però, il 35% degli utenti si è rivolto, almeno una volta, ad alternative legali, anche a pagamento (+4%). Di fronte a questi numeri, Fapav chiede nuovi strumenti di enforcement. ''Blocco dell'Ip amministrativo, formule di stay down e un'opzione giudiziale - dice il segretario generale, Federico Bagnoli Rossi - E poi strumenti regolatori come inasprire la normativa sul camcording, riconoscere la responsabilità degli operatori intermediari'' e ''modifiche UE sulla tutela per i titolari dei diritti''. E poi ''utilizzare parte dei fondi Mibac-Miur della Legge cinema per politiche di sensibilizzazione'', ''avvisi informativi agli utenti'' che stiano usufruendo illegalmente di contenuti on line e ''maggiore sensibilizzazione di Forze dell'ordine e magistratura''. Tra gli intervenuti, anche Barbara Salabé, Ad Warner Bros Italia; Stan McCoy, presidente Mpa Emea; Nicola Maccanico, Ad Vision Distribution; Giorgio Ferrero, vicepresidente Anec.
   

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