La Aquarius e altre cose che non vanno

| Proprio noi italiani, migranti affamati per decenni, passati dalla parte dei razzisti e xenofobi. Un problema che ha radici lontane, mai affrontato veramente da chi ci ha governato per tanto tempo

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È troppo facile liquidare la storia della “Aquarius” come il primo esempio di razzismo del neo ministro dell’interno Salvini. Troppo facile anche da parte dei “cugini” europei, considerare l’Italia “irresponsabile e xenofoba”. L’ha fatto Macron, che a telecamere spente fa pattugliare le frontiere di Ventimiglia e Bardonecchia perché non passi nessuno, di colore o troppo abbronzato, fa lo stesso. L’hanno fatto gli stessi spagnoli, che quando nessuno guarda aprono il fuoco contro i migranti che tentano di superare il filo spinato delle città-enclave spagnole in territorio marocchino. Troppo facile, per finire in bellezza, l’ennesimo silenzio colpevole di Bruxelles, come sempre in imbarazzo quando non deve decidere sulla misura delle vongole o sui surrogati del Parmigiano.

Quello che sta accadendo è figlio dello stesso parto del 4 marzo scorso, quando dopo decenni di governi scellerati, straordinari a promettere e mai mantenere, di scandali a ripetizione, di appalti e poltrone spartite, di fratelli, sorelle, cognati e amanti sistemate ovunque ci fosse un posto di lavoro disponibile, i partiti tradizionali hanno - letteralmente - consegnato nelle mani di Lega e M5S questo paese.

Ancora una volta non è colpa degli italiani, sarebbe troppo facile: è una ferita più profonda, la cremazione della “casta”, ormai troppo distante dalla vita della gente, quella che al di là di ogni qualunquismo, si combatte ogni giorno sulle strade. Ovvio, è stato lesto e furbo Salvini a mettere la mano sulla pancia degli italiani, popolo non razzista e storicamente di migranti per fame e necessità, ma ormai convinti che da queste parti il limite era stato superato: troppi furti, stupri e violenze, troppi anziani derubati della pensione appena ritirata, troppi giudici che alla fine assolvono o assegnano pene ridicole. Certo, si dirà che quella è una piccola parte del problema, tanti - molti di più - sono i disgraziati che sbarcano in Italia sognando soltanto uno straccio di vita migliore, un lavoro e la possibilità di crescere i propri figli senza le bombe che fischiano nelle orecchie. È vero, ma come per gli italiani che subiscono, quelle storie non fanno notizia, non si leggono mai.

Salvini ha ragione, e torto marcio. Perché la vita umana va salvata e protetta: su quelle navi ci sono centinaia di persone, di storie e di disperazioni, e solo se fossimo un popolo di animali, potremmo girarci dall’altra parte facendo finta di niente. La storia dell’Aquarius non ci rappresenta, non siamo noi, non la vogliamo.

Non è questa la strada, Matteo: la questione va affrontata a Bruxelles, costringendo chi se ne sta in disparte a prendere posizione e a dare un senso a questa Europa che chiede, pretende, ordina e non restituisce mai nulla. È lì che bisogna sbattere i pugni e decidere che se scegliamo di accogliere bisogna farlo tutti, e se preferiamo respingere lo stesso, tutti insieme, mettendo eserciti, diplomazie, strategie.

Ma prendersela con chi non si può difendere non è coraggio, è vigliaccheria. Come quando da bambini arrivava in cortile il bulletto che strapazzava quelli più piccoli di lui, sicuro che nessuno avrebbe potuto dirgli nulla. Prima o poi l’abbiamo odiato tutti, quel bullo.

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