"Le bombe un lampo di gioia nell'oscurità, io voglio distruggervi"

| Via al processo Scripta Manent, l'anarchico Fai/Fri Alfredo Cospito minaccia i magistrati ("Mi spiace non potervi sputare in faccia", ha detto) e promette altre "azioni". Tensione in aula.

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Di Germano Longo
«Rivendico la mia appartenenza a Fai-Fri, ne faccio parte a pieno titolo», esordisce Alfredo Cospito,  l'narchico che ha sparato all'ad di Ansaldo Roberto Adinolfi nel 2012.  Lo fa in videoconferenza ed è contrariato di non essere in aula soltanto perché questo gli impedisce di «sputare in faccia» ai magistrati. «Per voi - aggiunge - non dovrebbe avere importanza se sono stato io a mettere quelle bombe, perché mi sento comunque complice di quei fatti, tanto più perché le azioni di cui mi accusate sono tutte in solidarietà ai migranti e agli anarchici prigionieri...quelle esplosioni sono state per me come bagliori di luce nell'oscurità». Per Cospito, «l'azione distruttiva deve necessariamente parlare da sola». La partecipazione a Fai-Fri, prosegue, «è adesione a un metodo, non a una organizzazione....La mia volontà è distruggervi e distruggere ciò che rappresentate», proclama rivolto ai giudici.  
Il pubblico (c'è pure la sorella Claudia)  urla «libertà, libertà», «boia», «assassini». Il coro: «Colpo su colpo, vi tireremo giù».Tensione in aula bunker Scripta manent, con gli imputati che leggono proclami e il pubblico che inveisce contro i giudici, che vengono anche definiti «assassini». A processo ci sono sette anarchici accusati di far parte della Federazione Informale Fai/Fri/Cellule di fuoco-(Nucleo Olga, Cooperativa Fuoco&Affini, Rivolta Anonima Tremenda) arrestati dalla Digos di Torino (pm Roberto Sparagna), con l'accusa di avere pianificato e ed attuato attentati con l'uso di esplosivi. E a quattro di loro (Alfredo Cospito, Anna Beniamino, Danilo Cremonese e Nicola Gai) è stato concesso di partecipare all'udienza soltanto in videoconferenza.  Glii anarchici non sono d'accordo, che dopo aver letto alcuni comunicati, 18 minuti di deliri senza senso. annunciano che non parteciperanno oltre. Una cosa emerge con forza: Cospito ormai è il leader incontrastato di questo segmento di anarchia filo terrorista.
Scrive Gioacchino Somma, sul sito web della Fai/Informale Anarhjia.info: "Oggi, così come per tutte le future udienze di questo processo che mi vede imputato insieme ai miei fratelli, sorelle ma soprattutto compagni anarchici, non vi donerò la soddisfazione di vedere la mia faccia in un'aula di questo tribunale. Non ho mai presenziato in passato nelle aule dove mi si preparava il funerale e non lo farò ora! Sono anarchico, individualista, antiautoritario e soprattutto sono per l'insurrezione, che ha come uno dei primari obiettivi quello di distruggere luoghi di morte come questo e le carceri. Non farò parte dello spettacolino messo su da un magistrato che, preso dai crampi della fame, si è messo a libro paga di uno Stato che non riconosco, essendo io un cittadino del mondo in continua evasione dalle sue frontiere; non sarò là ad ascoltare i suoi deliri o attendere la fine per ascoltare qualcuno giudicarmi "colpevole o innocente".

Per qualsiasi Stato autoritario io sarò sempre "colpevole" perché nella società che voglio non ci sarà spazio per voi, i vostri palazzi e le vostre istituzioni. Non ho nessuna voglia di sentirmi raccontare la storia dell'anarchismo da un servo dello Stato che ha il fine di sottolineare l'esistenza di "buoni" e di "cattivi", giusto perché la sua democrazia glielo impone. Oggi chiede di condannare noi, domani starà a corto di stipendio di nuovo e chiederà di condannare quelli che oggi ritiene i "buoni". Ma la verità è una: un anarchico non potrà mai essere "buono" per uno Stato autoritario. Altrimenti devo pensare che negli anni sprecati per le vostre fottute lauree in giurisprudenza non avete mai imparato i significati dei termini che utilizzate".
 L'"Agente Elena"


"In un mondo dove la morale dei suoi abitanti è formata da una parte dalle religioni e dall'altra dagli sciacalli dell'"informazione" pagati dalla magistratura o da questure e caserme, ho ritenuto opportuno ricavarmi uno spazio nel web per la "controinformazione". L'ho fatto cosciente di utilizzare un vostro mezzo. RadioAzione, di cui sono l'unico fondatore e curatore, vi ha sbattuto in faccia quello che non volevate mai sentirvi dire. Lasciare democraticamente lo spazio di cui usufruire che funzionasse da esca e a cui abboccassero i pesci, era la vostra intenzione ma io mi sono seduto in quello spazio e ho ribaltato il vostro "bel" tavolo. Se proprio vi dava noia il sito di RadioAzione potevate mettere una delle vostre "belle" censure ma non lo avete fatto; forse perché qualcuno doveva scrivere pagine pagine di atti giudiziari per guadagnarsi il tozzo di pane per qualche anno? Oppure perché per sei anni siete stati là ad ascoltare o leggere i miei pensieri attraverso un fottutissimo key-logger a cui avete dato anche un nome, "Agente Elena", che con le sue fatture gonfiate ha dato da mangiare a qualche altro servo dello Stato? Ma questo è un altro discorso… vostre furbate che a me non interessa approfondire…Per concludere, perché per i miei gusti vi ho concesso già troppo spazio: rivendico il progetto RadioAzione come mio, e solo mio. Progetto su cui, da quando è nato a quando ho deciso di chiuderlo, ho sempre pubblicato le mie "riflessioni" personali e individuali o quelli di altri compagni nel mondo che ritenevo affini. Ho reso tutto ciò leggibile attraverso il sito ed ascoltabile attraverso la radio; con ciò non sto dicendo che ho fatto le cose "alla luce del sole" ma perché ero cosciente che, oltre ai compagni, ad ascoltare e a leggere c'eravate anche voi e quando non ne potevate più di sentirvele dire siete arrivati perfino al sabotaggio della mia linea telefonica tagliandone i cavi. Non sono questi giochetti da frustrati che mi irritano ma la vostra miserabile esistenza!

Negli anni ci avete provato in tutti i modi a fermarmi: carcere, controlli a tappeto ai domiciliari, minacce, servizi segreti, infiltrati, etc…".
Infine il momento degli slogan

Sono sempre qui!

Mai un passo indietro!

Al contrario di voi, alla mia esistenza ho dato un senso e un fine: la distruzione totale dello Stato!

Ritengo il progetto Croce Nera Anarchica un progetto valido portato avanti da compagni a cui mi sento affine, e non mi sono fatto alcun problema ad organizzare a Napoli la presentazione del loro giornale e tanto meno a collaborare attraverso le traduzioni o all'aggiornamento del sito per qualche tempo.

Non sarà lo spauracchio inutile di questo processo a farmi tacere, a convincermi a non dare Solidarietà, Complicità e appoggio economico ai compagni, fratelli e sorelle, che oggi mi private di avere accanto perché sequestrati nei vostri lager e in quelli di tutto il mondo.

Non sarà lo spauracchio dei vostri lager a farmi fare il passo di un millimetro indietro e di

cancellarmi la convinzione, che anno dopo anno cresce sempre di più in me, di essere totale nemico vostro, di questo vostro fetido e opulente esistente e di tutto lo Stato – Capitale!

Per l'anarchia, per l'insurrezione
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*IN ALLEGATO LE DICHIARAZIONI DI CLAUDIA COSPITO E STEFANO DEL MORO
 


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