Nuove Brigate Rosse, il macabro fascino del "partito armato"

| Sul sito Autoraproletaria.org riaffiorano i vecchi principi e le ideologie al centro dell'inchiesta "Operazione Tramonto": autodifesa contro il capitalismo

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Di Germano Longo
Torna il partito armato. E rinasce (anche) a Torino, culla storica di ogni tipo di estremismo, dall'area anarchica a quella di impronta marxista. La sigla è PC-mp, acronimo del Partito Comunista Politico-Militare. Era stato concepito nei primi anni 2000 da una scissione delle Brigate Rosse-Seconda posizione. Motivo: la leadership di Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, pianificatori ed esecutori dei delitti Biagi-D'Antona e arrestati dalla polizia dopo un conflitto a fuoco in treno cui morirono sia Galesi che un poliziotto (2003), venne definita "avventurista e militarista", nel senso che costoro sfidavano lo Stato sul piano militare, destinandosi così a una sconfitta certa. Loro no. Avevano le armi ma solo "per difesa" oppure per colpire obiettivi mirati e scelti dopo lunghe e approfondite istruttorie. Come il giuslavorista Pietro Ichino e altri "rappresentanti" del "regime capitalista".

2007, OPERAZIONE TRAMONTO

Poi, nel 2007, con l'operazione della Digos di Torino e Milano denominata "Tramonto", coordinata dal pm Ilda Boccassini, erano stati arrestati capi e gregari alla vigilia di un possibile attentato contro il giurista Pietro Ichino. Le pene del primo grado e dell'appello, pesanti, erano state ridimensionate per la caduta dell'accusa di terrorismo, derubricata in associazione sovversiva. Per cui i teorici del partito armato hanno già scontato le loro pene e sono tornati liberi da un paio d'anni o più. L'ideologo era un torinese con un passato lontano nelle Br, il suo braccio destro è l'ex quadro della Cgil/Fiom. Nascondeva un Kalashnikov nell'orto di casa. Dopo la scarcerazione l'ideologo s'è trasferito in Svizzera dove collabora con l'organizzazione di estrema sinistra Soccorso Ros. Gli altri sono tornati dove hanno ripreso l'attività politica. Ebbene, il primo house organ del PC-pm era la rivista "Aurora", stampata con la cara vecchia tecnica del ciclostile e diffusa, clandestinamente, nelle fabbriche e in ambienti sindacali di Cisl e Cgil, nelle frange più radicalizzate. In questi mesi, dopo un lungo tour in molte città italiane, da Nord a Sud, gli attivisti del PC-pm hanno organizzato una serie di riunioni clandestine, cioè veicolate su social protetti e il passa-parola, per avviare una nuova e mirata campagna di arruolamento soprattutto nei centri sociali di area autonoma e anarchica. Il senso di questa operazione è chiaro: basta divisioni, il sistema è feroce, la guerra di classe più intensa, la repressione non più sostenibile: uniamoci ma intanto solo sul fronte dell'"azione diretta".

RINASCE "AURORA PROLETARIA"

Il nuovo veicolo di questa impostazione ideologica che sembra avere già dato i primi frutti negativi, vedi l'attentato esplosivo alla sede di Casa Pound a Torino (ferito in modo grave un poliziotto) accolta con entusiasmo dai capi del PC-pm è la rivista, questa volta  on-line, "Aurora Proletaria". Zero segreti. Basta cercarla sul web e spunta l'home page. Rappresenta la corazzata Aurora (simbolo della Rivoluzione d'ottobre 1917 in Russia) e sotto c'è la stella rossa a cinque punte ma non cerchiata come quella delle vecchie Brigate Rosse. All'interno un ponderoso studio sulle squadre speciali delle forze dell'ordine, molto tecnico ed esauriente; poi l'analisi della situazione nazionale e internazionale delle lotte proletarie, il punto sulla repressione e sui movimenti antagonisti italiani e torinesi. 

"RIPRENDIAMO LA RESISTENZA"

I riferimenti al partito armato vanno cercati qui e là, neppure troppo mascherati;  nel capitolo "Lotta alla Repressione", tra un appello alla solidarietà nei confronti dei "compagni prigionieri", compare anche questo frammento "…Non si tratta di svolgere funzioni commemorative o di mera solidarietà umanitaria nei confronti dei rivoluzionari prigionieri, ma a nostro avviso, si tratta di rendere loro onore cercando di collegare le loro esperienze di lotta alle prassi concrete di resistenza sul territorio nazionale in chiave strategico-rivoluzionaria smantellando l'oblio e la delegittimazione politica nel quale la borghesia intende relegare tutta l'esperienza della lotta armata allo scopo di evitare possibili emulazioni che potrebbero coinvolgere il proletariato nella costruzione di organizzazioni rivoluzionarie tra le nuove generazioni". Slogan: "Riprendiamo le spinte positive di quella iniziativa in una prospettiva di classe, rivoluzionaria, che sia in grado di trasformare le difficoltà attuali dello scontro in opportunità di avanzamento…".

LOTTA AL TAV, CIE, COMITATI SFRATTI

I teorici del PC-mp guardano con interesse ai movimenti contro la Tav in Val Susa, i comitati "prendo casa" dell'area autonoma, le lotte contro i Cie, il malessere profondo delle periferie ingannate dalle false promesse di riscatto dei partiti istituzionali. E' un'operazione di scouting condotta senza barriere ideologiche o vecchi pregiudizi.  Fanno propri gli slogan più diffusi come "Si parte e si torna insieme", "Siamo tutti terroristi": Sintesi: "Superare la concezione di delle differenze tra 'compagni buoni e cattivi' che definirebbe "giusti o sbagliati i provvedimenti di polizia contro chi tira le pietre o imbraccia le armi". Lodi anche all'attivista No Tav Nicoletta Dosio per essersi ribellata alle misura di sorveglianza della giustizia borghese". Bene l'avanguardia anarchica che ha scelto il contrasto più violento.

CONCLUSIONI

Gli apparati di sicurezza seguono con estrema attenzione l'evolversi della situazione. Gli aspiranti terroristi dell'era social, usano poche precauzioni per nascondersi. I loro profili fb sono saldamente agganciati alle icone della lotta armata del tempo che fu. Tra queste spicca quello di Barbara Balzerani. In questi giorni ha postato la foto di un muro con scritto sopra "W le Brigate Rosse". Immediata un pioggia di like e di commenti a pugno chiuso. Quanti sono? Difficile contarli. Decine, forse duecento  o trecento. Poco importa. Hanno ancora a disposizione i vecchi arsenali delle Brigate Rosse mai censiti del tutto? Cosa intendono per "difesa armata"? Allarme e prevenzione ok. Ma senza esagerare. Potrebbero essere gli ultimi giapponesi chiusi nei bunker vent'anni dopo la fine della guerra. Tutto sommato innocui nostalgici della giovinezza che non c'è più. O portatori di un seme malefico che, in tempi difficili e controversi come questi, tra crisi economiche e di sistema, potrebbe rigenerare il terrorismo. Quello vero.



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