Si spengono i riflettori sul delitto Ceste

| Dopo mesi di appassionato interesse mediatico, cala il buio sulla vicenda di Asti

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E' una questione di media. O non solo? All'indomani della sentenza di condanna in secondo grado a 30 anni di carcere per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere della moglie Elena Ceste, è calato il silenzio sull'uomo in cella nel carcere di Verbania. E' vero, i suoi avvocati di fiducia Enrico Scolari e Giuseppe Marazzita sono già al lavoro per l'ultimo ricorso in Cassazione, previsto però per la primavera 2018. Già. I giudici di appello hanno 90 giorni per motivare la sentenza, poi arriverà l'estate e nel frattempo gli avvocati dovranno contrastarne le ragioni. 

La casa di Costigliole d'Asti dove scomparve Elena Ceste la mattina del 24 gennaio 2013 è avvolta da mesi in un tetro abbandono. E adesso molti appassionati di questa vicenda che ha tenuto occupati per mesi, per anni, le troupe tv di Mediaset e Rai, oltre riviste e giornali. Parentesi: i media cartacei hanno svolto un lavoro più classico, concentrato sulle notizie legate all'evolversi della situazione, mentre le tv hanno puntato sull'aspetto psicologico e sociologico di una trama che ha appassionato in modo forse unico gli spettatori dei pomeriggi televisivi. Ecco il punto. Ma perché una storia così semplice, alla fine - un uomo tradito, possessivo e geloso che avrebbe ucciso la moglie infedele, un caso come purtroppo decine di altri analoghi o simili - ha trasformato la tragica morte di Elena Ceste in uno dei più intriganti e seguiti misteri degli ultimi dieci anni? Forse per le ragioni più comprensibili a tutti, cioè che questa donna assolutamente normale, dall'aspetto certamente anonimo, con una bella famiglia alle spalle, ha creato un specie di transfert nel pubblico. I margini di incertezza su chi è l'assassino (senza il terzo grado, Buoninconti non può essere definito colpevole) hanno giocato il loro ruolo ma di sicuro la comparsa dei social, delle chat, dei sospetti di lui e dei tormenti di lei, alle prese con una banale crisi coniugale, hanno creato un'atmosfera carica di tensione e di curiosità che definire morbosa è poco. Oggi tutto è finito nel nulla. Buoninconti è rimasto ovviamente deluso della conclusione dell'appello e confida nella Suprema Corte. L'interesse di sapere come andrà a finire è calato nel volgere di un paio di giorni. Sino al prossimo thriller dove ognuno di noi, in qualche, possa identificarsi anche in uno dei soli aspetti della vicenda. Tanto per esempio: l'uso e il pericolo delle chat su cui, ormai, scriviamo ogni passaggio della nostra vita. Sul filo del rasoio.    

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