SPIE

| Dopo il caso del maresciallo della Finanza che collaborava con i No Tav, la contro-storia degli infiltrati

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Ha fatto un certo scalpore non troppo tempo fa la notizia che un maresciallo della Finanza è stato condannato, e prima ancora degradato e congedato, per avere trasmesso notizie riservate al movimento No Tav, in uno dei momenti più delicati della vertenza, cioè a ridosso dello sgombero del presidio della Maddalena, giugno 2011 e del successivo e fallito tentativo di rioccupare quelle aree da parte degli attivisti, il 3 luglio dello stesso anno. Così i media, a febbraio, sintetizzarono la vicenda: ".…L' uomo, di 49 anni, adesso è stato condannato dalla Corte dei conti del Piemonte a versare seimila euro al Ministero dell'Economia a titolo di danno all'immagine. Il caso è stato citato a Torino nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della magistratura contabile. Il sottufficiale, secondo quanto venne ricostruito, nel giugno del 2011 telefonò un paio di volte agli attivisti per fornire dettagli sulle imminenti operazioni di sgombero del maxi presidio allestito da Chiomonte, dove oggi sorge il cantiere per il tunnel preliminare per la nuova ferrovia Torino-Lione. Fu indagato per rivelazione di segreti di ufficio e patteggiò sei mesi. Venne anche sanzionato con la perdita del grado per rimozione. Secondo i giudici della Corte, con il comportamento il maresciallo mise in pericolo il buon esito dell'operazione di ordine pubblico danneggiando l'immagine del Corpo  verso i cittadini e all'interno dell'ambiente lavorativo".

Recitare la parte del violento

Bene. Ma sino ad ora nessuno s'è posto la stessa questione - le spie - spostandola dall'altra parte della barricata, cioè all'interno dei movimenti antagonisti. Ci sono e ci sono state, le spie, anche in contemporanea con il singolare comportamento del maresciallo. Ma chi sono? Intanto vanno catalogate in soggetti diversi. Il primo profilo riguarda gli infiltrati, cioè persone contattate dai vari livelli delle forze dell'ordine, Servizi compresi, e inseriti all'interno dei gruppi. Possono essere anche poliziotti o carabinieri in stato di "copertura". Nella fase più critica della vertenza No Tav hanno svolto un ottimo lavoro che ha ridotto il numero di feriti e scongiurato pericoli più gravi. A questi coraggiosi andrebbe fatto un pubblico ringraziamento ma, ovviamente, è impossibile; ci sono poi i semplici traditori, per qualsiasi motivo, mossi da un rancore personale per un torto subito sino all'effetto di tormentati casi di coscienza. 

Report, analisi e dettagli

Chi scrive ha saputo un'infinità di dettagli, anche minuti - oggi lo possiamo dire - da un anonimo signore di mezza età che si confondeva tra gli attivisti, partecipava alle assemblee con un piccolo antiquato registratore in tasca o nascosto nel giubbotto. Ebbene, da quei report fu possibile avere un quadro preciso delle situazioni in corso, spesso più chiaro delle informative delle forze dell'ordine ottenute con intercettazioni e lunghe indagini; infine le spie per simpatia, se non per amore. Per mesi una persona di cui non si specifica il sesso, trasmise ogni respiro del movimento, compresa l'area autonoma, in varie forme, dalle mail, alle videoregistrazioni. Da questo X fu possibile accertare il livello di infiltrazione da parte dei segmenti anarco-terroristi nel movimento, con larghissimo anticipo. Siccome questa persona era assai intelligente, aggiungeva una sua personale analisi della situazione, lucida, e ricca di particolari interessanti.

L'uomo invisibile

Il profilo della spia, anche se è un termine dai connotati spregiativi non coerenti con il ruolo di chi collabora con lo Stato, è assai diverso da un caso all'altro. Abbiamo descritto l'uomo anonimo, dall'aspetto insignificante, dall'aria fintamente ingenua; poi abbiamo i professionisti che si calano nella parte dell'antagonista spesso alla perfezione, vestendosi come loro, esprimendosi idem, ostentando un radicalismo a volte persino eccessivo; infine gli uomini e le donne che fingono di collaborare con i movimenti per penetrarne i segreti. Costoro organizzano iniziative di sostegno, spesso sono presenti nelle azioni anche nelle più pericolose; fingono di correre rischi di denunce, si adoperano per sostenere le lotte e i compagni; sono assai critici con i settori moderati visti come un elemento di debolezza e cercano sistematicamente elementi di divisione e di contrasto tra i vari gruppi; non lavorano ma hanno molto tempo da dedicare alla causa, trovano un settore della protesta e vi dedicano ore e ore di lavoro. Questo è il segno che percepiscono forme di finanziamento di chi li ha "assunti" ma pochi in realtà si pongono domande sulla loro strana figura umana e professionale. Ma nessuno si puà permettere di vivere senza lavorare.

Tecniche di infiltrazione

 Le spie si avvicinano con più decisione ai segmenti più estremi o già eversivi. Il loro compito è di schedare le persone che ne fanno parte e corrono seri rischi. Uno di loro è una persona molto intelligente, molto preparata, molto carismatica. La penetrazione nasce attraverso i social, prima blandamente, concentrando l'attenzione su temi comuni e condivisi di default, tanto per esempio, i gruppi che contestavano Berlusconi nei primi anni 2000, poi lentamente il processo di radicalizzazione si fa più esplicito e la spia X cattura la fiducia dei settori più all'avanguardia. Certo, basterebbe a volte un check-fact accurato sul web per scoprire le tracce di un passato coerente con la figura di un infiltrato/a speciale nel movimento, ma - evidentemente - questo lavoro o fu fatto male o non fu fatto per niente. Perché le tracce c'erano, eccome. Solo che qualche tempo dopo vennero silenziosamente rimosse. 

Il profilo della spia

Questi soggetti possono avere anche un aspetto gradevole, una buona carica comunicativa, e scientemente cercano di crearsi una verginità nuova, facendosi denunciare per qualche reato minore, ma vagamente politico, da cui però escono senza alcun danno, protetti da avvocati non sempre del movimento. Chi li osserva da molto vicino, potrebbe anche intravvedere le crepe nella maschera che li protegge ma è onestamente difficile smascherarli in modo certo. Di sicuro molti sospettano di loro e vengono spesso inconsciamente o no, isolati. Ma in genere, se non vengono "bruciati" da chi li ha a libro paga, continuano imperterriti a frequentare cortei, aule di tribunale, presidi, marce di protesta, banchetti, sempre producendo una montagna di parole, all'insegna di un odio non sempre stupido, dai contenuti comunque suggestivi.

Antagonisti poco attenti

Ci sarebbero ancora numerose varianti ma - per ora - basta quanto è stato scritto. Chi ha considerato eroe l'ex maresciallo "collaboratore" dovrebbe voltarsi e guardare indietro, tra la folla anonima dei sostenitori e dei "compagni". Scoprirebbe tristemente che casi simili al nostro sottufficiale ce ne sono parecchi. Lo Stato è stato bravo a individuare il traditore, ma i movimenti no. 

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