Delitti tatuati, il segno della violenza

| Nelle tragiche morti di Manuela Bailo e Stefania Crotti, i tatuaggi hanno assunto un ruolo sinistro ed inquietante. Un ritorno a riti ancestrali, ancora impressi nella memoria collettiva. La prova di un giuramento tradito

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MARIA LOPEZ

Delitti paralleli, non troppo distanti da loro, nati e maturati nello stesso humus sociale del profondo Nord. Sullo sfondo una serie di tatuaggi che fanno da cornice a due efferati femminicidi.

Manuela Bailo, 35 anni


IL TATUAGGIO DEL TRADITORE

Manuela Bailo aveva 35 anni quando fu uccisa dall’amante Fabrizio Pasini, 48, sindacalista Uil, sposato e padre di due figli, la notte del 29 luglio. Stefania abitava in un piccolo paese del bresciano, Nave. Conviveva con l’ex fidanzato nella stessa casa, si erano lasciato quando lui aveva scoperto il tradimento ma avevano conservato buoni rapporti. Stefania invece, con il marito Stefano Del Bello, a Gorlago, Bergano, quasi 6mila abitanti, un territorio pieno di fabbriche e attività commerciali.

In tutti e due i delitti, i tatuaggi hanno un ruolo importante. Manuela aveva stretto un patto con il collega con cui aveva una relazione da oltre due anni. Avrebbe al più presto lasciato la moglie per mettersi con lei e avevano deciso di farsi un tatuaggio per suggellare una specie di giuramento. Invece Pasini si era fatto tatuare su un polpaccio le iniziali di moglie e figli. Lui stava per partire per le vacanze in Sardegna, con moglie, madre e figli. Si sa, per le coppie clandestine è uno dei momenti più difficili, dopo mesi di promesse non mantenute. L’uomo sposato, “solo per amore dei figli, per carità”, lascia l’amante da ola (Manuela si era programmata una vacanza con un’amica) per le ferie stile Mulino Bianco. Poi, al ritorno la consueta ricucitura del rapporto, altre solenni promesse, in attesa del secondo periodo critico, Natale e dintorni, per poi atterrare su San Valentino e i giorni del compleanno.

Quella sera, il 29, Manuela e Fabrizio erano andati a cenare fuori porta, con l’idea di finire la serata, l’ultima prima della partenza di lui, nella casa della madre di lui a Ospitaletto, già partita per le ferie con i nipotini. Ma Manuela scopre il tatuaggio, segno fatale e inequivoco di un “ripensamento” e i due litigano: lui cade e si rompe una costola. Vanno insieme al pronto soccorso, alle 3 tornano nell’appartamento, litigano ancora e lui la sgozza con un coltello che non sarà mai trovato. Dirà che era caduta battendo la testa sulle scale. Invece l’autopsia dimostra che ha la giugulare sezionata di netto da una lama. Poi il cadavere: Pasini lo getta nel pozzo di liquami di una cascina abbandonata. Quello che rivela a Manuela il tatuaggio è che il suo amante non ha nessuna intenzione di lasciare moglie e figli. Le ha mentito ancora, e lo rimprovera aspramente. Lo aveva già lasciato qualche mese prima, proprio perché non voleva più vivere una situazione clandestina, ora ha la prova che quell’ormone dalla parlantina facile, con un passato da rugbista e il fisico sovrappeso, ha fatto la sua scelta. Lei, al massimo, sarebbe stata ancora l’amante. Quella notte la moglie del sindacalista lo tempesta di telefonate, “dove sei?”, “torna a casa” etc. Lui perde la testa e la uccide. 

Stefania Crotti, 42 anni


TATUAGGIO, SENTENZA SENZA APPELLO

E sempre un tatuaggio scatena la follia omicida di Chiara Alessandri, cateschista nella parrocchia frequentata anche dai suoi figli. Qui il rapporto si capovolge: Stefano Del Bello, l’estate scorsa, dopo una lunga crisi coniugale, si unisce a Chiara, 43 anni, a sua volta separata. Anche in questo caso, i tatuaggi assumono una sinistra importanza nella genesi di un delitto crudele e atroce. Chiara Alessandri è una donna molto provata dalla vita. Sul fedele diario di Facebook, lo fa notare spesso. “Continuo a sorridere nonostante tutto…”. Il marito, il padre di suoi tre figli, ha un grave incidente, resta in coma a lungo, e quando si riprende tra i due qualcosa s’è rotto e lei chiede la separazione. Continua a vivere a Gorlago, nella casa di famiglia, mentre la madre anziana si stabilisce non lontana da lei. 

Fa una vita sociale intensa, nella piccola comunità di Gorlago. Ha qualche relazione passeggera con uomini del posto, sposati e no. La stima e la fiducia del parroco che le affida i suoi ragazzi non la appaga, è profondamente infelice. Gli anni passano, il fisico si appesantisce, le tre gravidanze hanno lasciato un segno profondo nella sua psiche e nella sua fisicità. Uno dei bambini ha problemi seri. Fa una vita faticosa e avara di soddisfazioni ma soprattutto è angosciata di dover affrontare il futuro, con quella famiglia complicata alle spalle. L’incontro con Stefano Del Bello (conosce anche la vittima), avviene nella scuola dove entrambi hanno figli. Stefano è un tecnico informatico assai apprezzato, è un bell’uomo, intelligente e gradevole. A maggio vanno insieme a Roma a vedere il concerto del suo idolo, Fabrizio Moro. Poi scelgono di vivere insieme per tre mesi. Ma l’uomo, che ha lasciato Stefania e la figlia di 7 anni, scopre che con Chiara non va proprio. Di giorno torna a casa con Stefania per stare vicina alla bambina e solo di notte dorme fuori. Prima in un camera ammobiliata in zona, poi in casa di Chiara. Ci convive tre mesi poi se ne va, senza ripensamenti, senza esitazioni. L’amante prova in tutti i modi a riprendere i contatti. Niente. Per sottolineare la sua decisione di ricostruire la famiglia, parte la serie di tatuaggi. Il primo è criptico: “Believe”. Crederci. Il secondo ha un significato chiarissimo: “liberi di sbagliare, liberi di ricominciare”, condiviso con Stefania. Per la donna lasciata sola è la prova che è tutto finito.

Il tatuaggio ha un valore che si perpetua nel tempo. E’ vero, si possono cancellare. Ma non è poi così facile e agevole. Quanti girano ancora oggi con il nome di una compagna dimenticata da anni tatuato su qualche parte del corpo, le più improbabili? Con l’imbarazzo di dover spiegare alle nuove partner che toglierlo, alla fine, non si può. Per Chiara Alessandri quelle parole incise sulla pelle “del suo uomo”, che ha pure un buon stipendio, che sta bene finanziariamente, che è fonte di invidia nella piccola comunità di Gorlago, vale come mille lettere d’addio. Ha un carattere definitivo e categorigo, protratto nel tempo. E vale una sentenza di morte per Stefania. Aveva vinto lei, la sua riconquista scolpita a fuoco sulla pelle.

Echi di riti ancestrali che si perdono nella notte dei tempi, il patto di sangue, ritornati come una nuova sub-cultura che ha stregato,  anche gli sportivi, sopratutto i calciatori. Forse, prima di andare all’appuntamento con il tatuatore, meglio rifletterci bene. Dopo è troppo tardi.

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