'Mi guardi ministro...' ma Di Maio fa lo gnorri

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E’ assai difficile stanare un uomo come Di Maio. Uno gli chiede ragioni del disastro economico che sta attanagliando il Paese e lui, con il solito sorrisetto, trova sempre qualcuno a cui dare la colpa o replica che ha tagliato “i vitalizi dei parlamentari”. La sua dialettica in stile motivazionale, da imbonitore, gli consente slalom arditi, vere cortine fumogene, sguscia via come un’anguilla. E’ abile a rispondere con una domanda a una domanda, magari sventolando il biglietto aereo “comprato” da lui per i viaggi di lavoro o a mostrare le foto dell’Air One Renzi, “con lui finito in un hangar”. Ma questa volta un tale prof. Marescotti di Peacelink di Taranto, a proposito dell'inquinamento Ilva, lo ha chiuso in un angolo e gli ha spento il sorrisetto alla Travaglio, rendendolo muto e attonito come un pesce rosso (di vergogna) nella boccia di vetro. “Mi guardi ministro… - gli ha sibilato Marescotti - lei era venuto qui a dirci che le emissioni inquinanti dell’Ilva sarebbero diminuite grazie ai vostri provvedimenti, invece sono aumentate anche del 90 per cento… emissioni cancerogene… E’ pubblicità ingannevole… Ci pensi bene prima di parlare”. A vanvera. La sciagurata creatura di Grillo &Casaleggio guarda altrove, sta finalmente zitto. Non ride più. Nemmeno noi.

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