Tema di Lara

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È la classe politica che a noi manca, o forse non c’è più classe nella politica, boh. C’è chi sbraita, chi urla, chi si sente statista e chi fa meno rumore possibile, per paura che qualcuno lo stacchi dallo scranno di Montecitorio. Poi ci sono quelli come l’ex eurodeputata Lara Comi, una giovincella partita da Garbagnate soltanto 36 anni fa, e dopo aver fatto breccia nel vecchio e tenero cuore di Silvio, era finita a Bruxelles a rappresentare gli italiani, il popolo più ignaro della Terra. Ma come si poteva non fidarsi di Lara? Era una giovane speranza di una classe politica che finalmente si avviava ad essere pulita, limpida, immacolata. Poi sai come vanno queste cose: metti la “X” sulla scheda elettorale e poi chissà che succede. Wikipedia può essere di conforto per rispondere alla domanda: secondo l’enciclopedia libera, Lara ha avuto più guai con la giustizia che carriera politica. Ne prendiamo due a caso: nel 2017 era finita sotto la lente della UE per aver assunto la mamma, pratica leggermente vietata dai regolamenti. Beccata in flagrante, restituisce 127mila euro che Bruxelles aveva versato a mammà e chiude la questione. Ma lo scorso maggio piomba nelle maglie della “Mensa dei Poveri”, un’inchiesta della Dda di Milano, e questa mattina per lei sono scattati i domiciliari, accompagnati da un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare che mette i brividi: “Malgrado la giovane età, ha mostrato una non comune esperienza nel fare ricorso ai più collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento delle tangenti”. Con quella faccia un po’ così, da brava ragazza della provincia italiana, Lara è accusata di corruzione, finanziamento illecito e truffa. Aveva ragione lo scrittore britannico Edmund Burke: “L’umanità è una mandria di esseri che devono essere governati con la frode, l’inganno e lo spettacolo”.

L'EDITORIALE