Angola for Italy

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Quei due litigano, si scambiano accuse, insulti e ultimatum su tutto: dal sottosegretario Siri e al ministro Trenta, dai migranti ai grembiuli a scuola, dalla castrazione chimica al 25 aprile, e manco si accorgono più che fuori dalle finestre c’è gente che guarda. La Commissione UE, per dirne una, che ancora una volta in queste ore ha bussato ai vetri della palestra dell’ardimento governativa per ricordare un paio di dettagli che nel marasma del “celodurismo di ritorno” - puramente elettorale - rischiano quasi di sfuggire. Primo, signori, una bella sforbiciata alle previsioni di crescita, che per quest’anno si fermano allo 0,1% e il prossimo anno potrebbero “migliorare”, toccando addirittura lo 0,7%. Straordinario: c’è di che andar fieri. Come secondo, madame et monsieur, senza l’aumento dell’Iva il deficit sale e salirà, portandosi per mano anche il debito pubblico. Trallallà. Ce lo ripetono da tempo: siamo un paese malato, in mano a gente in preda a confusioni mentali ancora più gravi, personcine dotate di ego ipertrofico che neanche si voltano più per capire che dietro di noi si è fatto il vuoto pneumatico: siamo gli ultimi in Europa, e così resteremo almeno fin quando al vecchio continente non saranno annessi paesi messi peggio di noi come l’Angola, almeno per farci sentire meno soli. E i due vicepremier, che ormai hanno sminuzzato alla “julienne” gli zebedei degli italiani, come sempre mandano avanti il povero Tria, che sembra un tizio a cui al bar per scommessa hanno fatto credere che un secchiello basta e avanza per fermare le cascate del Niagara.

L'EDITORIALE