Anti-razzismo, anti-qualcosa ma alla fine anti-semita

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DAVIDE RICCARDO ROMANO
La sinistra occidentale si sta radicalizzando. I finti antifascisti e i finti antirazzisti stanno scalando le leadership del Partito Democratico USA e dei Laburisti britannici. Ma va detto forte e chiaro come costoro siano dei truffatori, oltre che dei fanatici. Basta vedere le loro reazioni  di indifferenza - loro, sedicenti militanti dei diritti umani - di fronte a dittature come quella di Maduro in Venezuela o quella degli Ayatollah iraniani. Già, perché le torture e gli abomini dell'islam radicale non destano mai scandalo, in costoro. Non hanno problemi a giustificarli in nome dell'antiamericanismo o dell'anticapitalismo. Interessante notare come in entrambi i partiti della sinistra anglofona si faccia sempre più spazio l'antisemitismo. Il leader inglese Corbyn è ormai palesemente attaccato dalle Comunità ebraiche britanniche per la sua tolleranza verso i fanatici all'interno del partito. Nove deputati sono recentemente usciti dal partito laburista per questo. Lui stesso è pubblicamente accusato di antisemitismo da Lord Sachs, già rabbino capo del regno Unito. Negli USA invece, Trump ha accarezzato la destra radicale per vincere le elezioni. Tanto da essere accusato di essere politicamente responsabile della strage alla sinagoga di Pittsburgh nel 2018 realizzata da un fanatico di estrema destra che assassinò 11 fedeli. Ma anche nel Partito Democratico statunitense qualcosa non va. A partire dalle ultime elezioni al Congresso USA del 2018: dove sono infatti stati eletti dei candidati apparentemente molto antirazzisti, nella realtà antisemiti. Una per tutti, Ilhan Omar. Nera, musulmana con il velo, è piaciuta molto al sistema mediatico e ai militanti democratici per l'immagine "alternativa". Peccato che a fronte della indiscussa fotogenicità della persona, in pochi hanno messo luce sui contenuti che portava. E infatti, non appena eletta, sono emerse le sue passate posizioni antisemite, rinforzate da recenti prese di posizione. Il problema è che ormai questa ventata di "pseudo antifascisti al contempo antisemiti"  è entrata nel Partito Democratico, e ora la leader Nancy Pelosi ha difficoltà a gestire questi nuovi personaggi.
Nel nostro Occidente insomma, stiamo assistendo a una radicalizzazione sia della sinistra sia della destra. E sbaglierebbe chi pensasse che l'una non sia peggio dell'altra. L'estremismo in politica è sempre dannoso. Inquina il dibattito pubblico, ed è l'anticamera della decadenza della democrazia. Del resto quando un cittadino perbene deve scegliere tra votare una destra razzista o una sinistra antisemita, la voglia di restare a casa diventa più che comprensibile. E per certi versi pericolosa.
L'EDITORIALE