Capriole Di Maio, dal Gilet Jaune al doppiopetto

+ Miei preferiti

Ricapitoliamo. Abbiamo un vice-premier, Luigi Di Maio, che è il capo politico del Movimento 5stelle. Nel governo giallo-verde riveste l’importante carica di ministro del Lavoro. Un giorno qualunque se ne va in Francia con il “Che Guevara de noantri”, Di Battista, senza informare il premier Conte, né il ministro degli Esteri, Moavero, tantomeno gli alleati della Lega, e va a incontrare uno dei più estremisti esponenti dei Gilet Jaune, il tizio che guida uno dei segmenti più infiltrato dai teppisti che hanno trasformato il (legittimo) dissenso in devastazione e guerriglie urbane ogni sabato da mesi a Parigi e nelle città francesi. “Non mollate - ha detto il neo-sanculotto a Christophe Calencon, un islamofobo vicino alla Le Pen, di estrema destra - condividiamo le vostre battaglie”. Lo scopo è inseguire a destra il fortunato alleato Salvini, premiato da sondaggi trionfali, in vista delle prossime elezioni Europee. I Gilet Jaune hanno rispedito a casa l’avanguardia grillina con un umiliante “grazie ma non ci interessa”. La Francia ha reagito richiamando l’ambasciatore a Parigi, denunciando gli evidenti tentativi di ingerenza nella politica d’Oltralpe da parte di un “governo alleato” e, perdipiù, con “l’ala più violenta del movimento di protesta”. Un disastro diplomatico, senza precedenti dal Dopoguerra ad oggi, che non si sa se fa più sorridere o piangere per il solito dilettantismo, l’incoerenza e la volgarità sguaiata. Ma la notizia non è solo questa. Dismesso il Gilet Jaune, Di Maio ha subito reindossato il vestito blu con la cravatta regimental da aspirante premier con cui va anche a dormire, per rivolgersi in modalità "Grande Uomo di Stato" al presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidò (gli aveva chiesto un incontro dopo il no dell’Italia, per mano grillina, al suo riconoscimento deciso invece dalla UE), incaricato da tutta l’opposizione che ha la maggioranza dell’Assemblea Nazionale, di fermare la rovina del Paese nelle mani del dittatore chavista Maduro. Sentite cosa scrive il vice-premier fan dei Gilet Jaune: “Ringrazio per la Sua cortese lettera etc etc…Ritengo necessario che il Governo italiano mantenga una linea di neutralità e di NON INGERENZA sul processo che condurrà a tali elezioni, incoraggiando piuttosto un dialogo costruttivo tra le parti, anche con l’obiettivo di non alimentare un’ulteriore divisione a livello internazionale e le sue possibili conseguenze in termini di destabilizzazione del Paese”. Salvini incontrerà lunedì al Viminale la delegazione di Guaidò e presto anche il presidente ad interim, riconosciuto, tra gli altri, da Usa, Regno Unito, Francia, Inghilterra, Spagna, Argentina, Brasile, Colombia, Portogallo. Con tanti saluti a Di Maio e alla deprimente caricatura del povero Che Guevara.

L'EDITORIALE