Conte, il becchino della Tav Torino-Lione

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Il premier Conte condanna a morte la Tav. Inutile illudersi. Per rassicurare il primo azionista del governo Di Maio, ancora stordito dalla mazzata abruzzese, quello che lo ha messo lì, sulla poltrona di Palazzo Chigi, il premier definito dai Partners europei “un burattino”, con una nota ufficiale riconosce i dati della tragica-comica commissione costi benefici, così farlocchi da fare anche sorridere se non fossero in gioco, come dice Confindustria, 50mila posti di lavoro. Di più: sostiene che non bisogna contestare l’attendibilità dei tecnici "solo perché non si è d’accordo sulle loro conclusioni”. Nè lo sfiora che l’idea di riunire cinque tecnici dichiaratamente No Tav da parte dell’impresentabile grillino Toninelli, ne azzera completamente la loro credibilità. Niente. Conte, dopo mesi di attesa, appalti saltati, finanziamenti UE in pericolo, pesanti penali da pagare alle porte, “si prende ancora qualche settimana di tempo per decidere nell’interesse del Paese”. Ma di quale Paese? Di quale Italia sta parlando, quella della decrescita felice e della infelice recessione provocata dalle non-misure decise dal suo governo? Aspetterà tanto da scavallare furbescamente le elezioni europee? Chissà. Chi ha votato per il Movimento 5 Stelle è servito. Chiudono i cantieri e dilapidano i soldi degli italiani nell’assistenzialismo più deteriore, ridicolo e inconcludente. Passeggeranno, finalmente soddisfatti, sulle macerie.

L'EDITORIALE