Cuore di papā

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L’estate è più estate, se tuo padre è il Ministro degli Interni. Peccato che oggi, con tutti gli smartphone perennemente accesi fra selfie e chat, sia sempre più difficile sperare che nessuno se ne accorga. La colpa estiva di Matteo, l’irascibile “Comandante” che si è letteralmente mangiato il Movimento 5 Stelle, è un innocente giro concesso a suo figlio su una moto d’acqua della Polizia di Stato, guidata da un agente in servizio. Una scena che non è passata inosservata ai bagnanti di Milano Marittima, e non perché gli altri figli presenti sulla spiaggia abbiano guardato con aria di rimprovero i loro padri, decisamente meno potenti, ma perché il mezzo non è esattamente un pedalò a noleggio e nelle mansioni di un agente non risulta la qualifica di animatore per l’infanzia. È un caso politico che monta, nella più consumata commedia all’italiana, in cui fa più rumore una moto d’acqua che i 49 milioni di euro da restituire in comode rate diluite nell’eternità o il caso “Moscopoli”. In fondo, la vita politica di questo Paese è disseminata di ‘figli di’ che hanno messo in imbarazzo papino e fatto tremare – rispettivamente - la prima, la seconda e la terza Repubblica per capricci o colpi di testa. Uno dei primi risale alla metà degli anni Cinquanta, quando Piero Piccioni, figlio del potente deputato DC Attilio, coinvolto nell’omicidio di Wilma Montesi. Da lì in poi è stato un tripudio che una punta di diamante, guarda caso, ne "il Trota", pargolo di Umberto Bossi, l’ideatore della Lega. Si dice che Trump, saputa la notizia, abbia concesso al figlio Barron l’Air Force One per essere accompagnato da un battaglione di Marines al campo estivo: vuoi mettere il figurone con gli amici?

L'EDITORIALE