D-Day, siamo abbastanza grati agli americani? O no?

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DAVIDE RICCARDO ROMANO
Vedendo le immagini delle celebrazioni del D-Day, mi è venuta una in mente una frase del grande Indro Montanelli, quando scrisse:"Gli americani sono quelli che sono, ma sono gli unici americani che abbiamo". Forse citava l'ex cancelliere tedesco Helmuth Schmidt, non ricordo. Resta il fatto che è una frase che mi è rimasta scolpita nella memoria. Mi torna in mente quando sento espressioni come "gli americani? sono un popolo volgare!". Oppure "sono dei parvenue", "sono ignoranti", "sono dei sempliciotti", e così via. Ogni volta penso che certo, sarà pure così. Ma sono questi sempliciotti, questi parvenue, questi ignorantoni a essere venuti qui a liberarci dall'ideologia e dalla violenza nazifascista che noi europei abbiamo creato. E sono sempre loro ad averci regalato la libertà, non solo dal Terzo Reich, ma anche dal pericolo del comunismo sovietico che incombeva su di noi fino al 1989. 
E allora la riflessione mi sorge spontanea: ma se gli "zoticoni" non hanno creato il nazifascismo e, anzi, l'hanno estirpato....noi quali titoli abbiamo per sentirci così superiori? Siamo così sicuri di essere migliori di loro? E non è che invece molti tra noi non gli perdonano di averci liberato?
Viene da pensarlo, quando vedo folle di europei manifestare contro Trump e nessuno alzare la voce quando invece in visita in Europa arrivano ayatollah fanatici o leader di regimi totalitari.
C'è una forma di doppiopesismo che fa pensare a un'altra bella frase, questa volta di Enzo Ferrari:"In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo"
  
 
L'EDITORIALE