M5s, dacci oggi la nostra capriola quotidiana

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Di L’ATENIESE*

Da Wikipedia: il Lockheed Martin F-35 Lightning II, o Joint Strike Fighter-F35, è un caccia multiruolo monoposto di 5ª generazione, a singolo propulsore, con ala trapezoidale a caratteristiche stealth. Le sue capacità multiruolo lo rendono utilizzabile per compiti di supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea. Esistono tre versioni dell'F-35: una variante a decollo e atterraggio convenzionale (F-35A - Conventional Take Off and Landing), una variante a decollo corto e atterraggio verticale, per poter operare da portaerei di dimensioni ridotte come la portaerei italiana Cavour (F-35B Short Take Off And Vertical Landing), e una variante per l'uso su portaerei convenzionali dotate di catapulte (F-35C - Catapult Assisted Take Off But Arrested Recovery)[13]

Mentre l’America di Trump si allontana il più possibile dai teatri di guerra (in ultimo il ritiro da Siria e Afghanistan) dove aveva svolto, sino ad ora, il compito di “gendarme del mondo” ance per conto terzi, l’Italia rinuncia all’acquisto di quattro dei dieci aerei F-35 che aveva a suo tempo concordato con la Lockheed, nel quadro di un inevitabile ammodernamento della nostra forza aerea. Già dieci erano pochi, con i sei rimasti si può giocare un po' alla guerra, tanto così, per far ridere gli analisti. L'Italia perde peso e considerazione nella Nato, e le conseguenze saranno tutte negative. Strategicamente il nostro sistema di difesa non avrà che pochi benefici. E’ il costo che la Difesa italiana, che ha già subito un taglio di 500 milioni di cui la creatura di Grillo, Di Maio, è particolarmente ed euforicamente orgoglioso, deve pagare all’elettorato pacifista-antagonista-di sinistra grillino. Ci sono i No Tav, i No Tap, i No Ilva, i No Triv, e tra i No a qualsiasi cosa c’erano infatti pure i No F-35, tra l’altro in parte costruito anche da Leonardo (ex Finmeccanica) a Cameri, con un impatto occupazionale e tecnologico di altissimo valore. Il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo (M5s), però è di un’altra pasta: “In Italia, in questi anni, se n’è parlato in maniera distorta. Il programma F-35, che ormai è avanti e c’è da oltre 20 anni, a differenza di quanto spesso qualcuno ha detto, è un aereo che ha un’ottima tecnologia, forse la migliore al mondo in questo momento”, ha dichiarato l’esponente pentastellato. Ma qualcuno glielo ha detto che “a parlare in modo distorto” erano proprio i suoi compagni di partito, in primis il “giornalista” del Fatto Quotidiano, Alessandro Di Battista, da mesi in Sudamerica e prossimo - purtroppo - a tornare? L’alacre Di Maio, al proposito, ha detto in queste ore: “Quello è un programma su cui continuiamo ad essere molto molto perplessi”. Tutto quello che è lavoro vero e non mero assistenzialismo parassita gli crea un fastidioso sentire. Gli fa venire l’orticaria. Ormai è un caso clinico. “Non vuol dire che rifinanziamo tutto il programma, c’è una parte che è stata finanziata dagli anni precedenti”, ha aggiunto il capo politico del Movimento 5 Stelle in una delle innumerevoli comparsate in tv, radio, social e financo il balcone di Palazzo Chigi. Insomma, la colpa se l’Italia può schierare sul teatro Mediterraneo, uno dei crocevia più importanti del mondo per la sicurezza globale, solo 6 F-35 è, come sempre colpa degli altri, i “guerrafondai” che l’hanno preceduto, lui quando può taglia come un matto per consentire a milioni di nullafacenti di starsene sul divano a guardare la tv. Ma Tofalo no: “Non possiamo rispondere all’irresponsabilità di chi tagliava a caso per guadagnare qualche voto con il rischio di compromettere le capacità operative del nostro Paese, interrompendo il programma in modo brusco senza un piano B”. Però anche lui aveva firmato l’emendamento in cui testuale si afferma: “Ai fini del contenimento della spesa pubblica il programma Joint Strike Fighter (F-35) è integralmente definanziato”. Diciamo che s’è ravveduto. Ma di queste capriole quotidiane dei lemuri di Grillo non se ne può più.

*Esperto di terrorismo internazionale

L'EDITORIALE