Di Maio, il 'moderato' in Gilet Giallo

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Ricordate le dichiarazioni della Creatura di Grillo & Casaleggio, nonchè “capo” politico del Movcimento5Stelle, cioè Luigi Di Maio? Con il suo sorrisetto travagliesco, dopo le batoste alle regionali, invitava tutto il mondo a “non dare importanza” alle consultazioni locali “poichè le politiche sono una cosa e le elezioni locali un’altra…”. Anzi, con una serie di capriole spettacolari, riusciva a fare raffronti positivi con il 2013, quando i grillini non erano ancora l’incubo di oggi. Adesso che ha “conquistato” Castelvetrano (quasi un plebiscito grillino nella città di Matteo Messina Denaro ma per chi hanno votato i mafiosi? Chissà) e Caltanissetta, in Sicilia, non si tiene più. Straparla di trionfi etc etc etc. Ma in effetti il vento è cambiato e i sondaggi, a cui la Creatura non “dava alcuna importanza” perché Lui pensa solo “all’interesse degli Italiani”, danno i grillini in recupero e Salvini in calo. Le fughe a sinistra M5s tendono a riconquistarne gli elettori, sotto choc per la politica del governo su immigrazione e altro. Ed ecco Zelig-Gigino nelle vesti del partigiano, del democristiano, del liberale illuminato, del fidanzato innamorato, vicino alla Raggi ma anche contro sui Rom, in una strepitosa metamorfosi, da camaleonte. Euforico anche il sostenitore numero 1 dei pentastellati, Marco Travaglio che, dopo aver confezionato giorni fa un cappottino di bava a Di Maio, esaltandone le clamorose vittorie sul fronte economico “contro i gufi”, l’indomani s’è trovato di fronte ai soliti dati catastrofici. E stia sicuro che nessun italiano vero è felice del disastro giallo-verde, anzi i più sono consapevoli che, alla fine, il cerino acceso resterà nelle mani dei cittadini, i meno tutelati, quelli che le pagano per davvero, le tasse. Oggi la Creatura s’è scoperta “moderata” e attacca Salvini “per la tensione nelle piazze”. Di Maio è quello che, manco invitato, è andato a cercare l’alleanza in Europa dell’ala più violenta dei Gilet Gialli, i più estremisti (che stanno mettendo la Francia a ferro e fuoco, sia pure in calo continuo) , mettendogli a disposizione pure la piattaforma Rousseau (gratis?), sostenendo che con costoro aveva “molti punti in comune”. Lui sarebbe dunque il “moderato”. La Francia, per la prima volta dal dopoguerra, aveva richiamato l’ambasciatore e il povero Mattarella ha faticato le classiche sette camice per rimediare alle iniziative sconsiderate della Creatura di Pomigliano. Mancano 3 anni e 10 mesi, se tutto va male, alle prossime politiche. Un’eternità.

L'EDITORIALE