Dibba, il silenzio del disobbediente

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“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”, si chiedeva Nanni Moretti in “Ecce Bombo”. Una frase che calza come un guanto all’improvvisa e misteriosa scomparsa di Dibba, il subcomandante Alessandro Di Battista, il grilletto dei grillini. Dal suo ritorno in patria, dopo un weekend di sette mesi fra le Americhe, Dibba aveva ripreso a tuonare a destra e manca, dispensando fiele a mani basse dai salotti televisivi come dai palchi dei Cinquestelle. Alla ricerca di combattenti nuovi aveva architettato l’ingloriosa gita in Francia con Di Maio per incontrare i Gilet Gialli, che all’Italia era costata una magra figura internazionale. L’avevano lasciato fare, ma qualcosa, in quei sette mesi si era ormai rotto: il Dibba prima del check-in, quello che sparava alzo zero contro tutti e tutto, non aveva più senso, con il movimento passato dalle piazze alle terrazze, quelle da cui in quei sette mesi hanno annunciato la definitiva sconfitta della povertà e il debellamento della corruzione. Così l’effetto Dibba si è trasformato in un boomerang: due schiaffoni, dalle urne in Abruzzo e Sardegna, sono serviti meglio di una tisana alla passiflora. Da allora, Dibba è stato silenziato, disarmato, disinnescato.

Deve aver fatto la sua anche Salvini, contro cui Dibba aveva assestato un paio di ganci irritando la pelle dei leghisti. E la questione è ancora più delicata, perché Dibba doveva essere il CR7 delle prossime europee, l’infestante designato dalla Ditta a mettere radici anche a Bruxelles, dando una dimensione europea al movimento. Ma niente, Dibba è sparito. I suoi dicono che avesse urgenti questioni personali da risolvere, tutti gli altri pensano a più prosaici ordini di scuderia: come quando dai box Ferrari ordinavano a Barrichello di lasciar passare Schumacher.

Di Battista ripartirà presto, l’aveva detto appena tornato in patria, ma in realtà è già lontano, con la testa e con il cuore. Vabbé Dibba, fai buon viaggio e sappi che ti capiamo: milioni di italiani lascerebbero volentieri questo cratere senza cantieri.

L'EDITORIALE