Diranno che sei vecchio

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Beppe ci mancava, l’Italia senza di lui non era più la stessa, anche se ha scelto di abbandonarla alla truppa capitanata dal “bibitaro”, quell’ometto che dopo aver sconfitto la povertà, risolto le questioni di Whirpool e Alitalia, e per di più averla avuta vinta con Atlantia per la concessione di Autostrade, è pronto per fare sconquassi anche oltreconfine, come ministro degli esteri. Ma Beppe è diverso: quando apre bocca non lo fa quasi mai a caso, e quanto sia fondamentale la sua presenza nella complicata realtà italiana lo dimostrano parole recentissime, da scolpire nella pietra (focaia). L’ultima, o meglio la più recente, è la provocatoria proposta di togliere il voto agli anziani: uno spin-off del voto ai sedicenni, riletto con la consueta comicità alla base del suo successo. Secondo lui, il futuro sociale, a gente per cui “s’è fatta na’ certa”, non importa più, avvicinandosi a passo lesto verso il fatal destino. Quindi, meglio delegare alle giovani generazioni la possibilità di scegliere a chi affidarsi. Per puro caso, una pulizia etnico-elettorale che corrisponde esattamente alla fascia di età che statistiche alla mano non rientra fra gli elettori del Movimento. Ma lo stesso Beppe, tanto per fargli i conti in tasca, ha 71 anni compiuti lo scorso 21 luglio, e in questo modo, Di Maio, con 33 anni, sarebbe salvo, ma Toninelli (45), la Lombardo (46), Crimi (47), la Taverna (50) e Morra (56) sono fortemente a rischio. Ancora un paio d’anni e vanno bene per il brodo.

L'EDITORIALE