Gigi la cozza

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Dai una poltrona a un italiano, e vedrai che non la molla più, come la cozza allo scoglio, i chewing-gum sotto le suole in estate o provare a cambiare lo sfondo di una foto senza Photoshop. La gente comune lo sa, è qualcosa che rimprovera alla classe politica, a ragion veduta, dopo interi decenni a guardare gli stessi barbogi che smazzavano ministeri e incarichi con la stessa velocità di un crupier da casinò. Solita regola, infallibile: questo a te, quello a me, e quest’altro al popolo.

Anche Giggino, calato nel ruolo di vicepremier, senza mai un capello fuori posto o una cravatta in tinta, si è accodato ai predecessori. Quasi del tutto travolto dalle regionali che indicano al movimento la prossima via d’uscita, Gigetto si gioca la coppia d’assi: via il limite dei due mandati per i consiglieri comunali e sotto con le alleanze con le liste civiche. Ma soprattutto: io da qui non schiodo, si sappia, se ne riparla fra quattro anni. Più che una promessa sembra una minaccia, e forse di più: la certezza che tutti i capisaldi dei grillini sono andati in frantumi di fronte a 13mila euro al mese in busta paga, al netto di varie ed eventuali che erano proprie della casta. Quindi, delle due l’una: o anche loro sono diventati la casta, oppure erano solo flatulenze politiche con cui imbonire gli italiani in cerca di qualcosa “di nuovo, del cioccolato e una sorpresa”. Ma quella, anche se amara, l’hanno avuta.

L'EDITORIALE