Grillini incatenati ai No Tav, condannati al No

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Teorema. Il Movimento 5stelle da anni ha scelto il fronte No Tav della Val Susa come alleato. Grillo, il comico fondatore e ideologo, s’è fatto condannare (salvato dalla prescrizione, una vera benedizione se riguarda Beppe, odiatissima quando salva “la Casta”) per avere violato un presidio sotto sequestro. Il comico ne ha fatto una battaglia personale che qualcosa, sul fronte elettorale, ha prodotto, attirando sui 5Stelle quel fronte di ambientalisti delusi dai Verdi, da Rifondazione, dal Pd o oggi strapentiti e attapirati dalle politiche sull’immigrazione condivise in modo aperto anche dai grillini. Poi accade che i demagoghi della prima ora (chi non ricorda Di Battista alle marce No Tav con un cappottino blu in elegante versione parlamentare?) vadano al governo e il giocattolo si rompe. Sì all’Ilva, e gli ex adepti che avevano creduto alle sparate del “Che Guevara de Noantri” (“La chiuderemo in due settimane!”) eccoli mentre strappano le schede elettorali e i manifesti M5s. Poi c’è il pasticcio del condono edilizio a Ischia e quello delle trivelle in Adriatico. I grillini dicono No ma le attività proseguono e vengono momentaneamente bloccate solo le nuove con un carico di ricorsi per danni e risarcimenti alle imprese in vista per miliardi di euro. Poi dicono Sì alla Tav del Terzo Valico quando i loro parlamentari, in camicia di flanella e caschetto andavano con i manifestanti liguri a fronteggiare la polizia durante gli espropri. I No Tav della zona sono rimasti basiti e li chiamano “traditori”, “venduti” e altro non riferibile. Ecco. Allora. Volevate che Di Maio, specie dopo la terrificante batosta in Abruzzo dove il partito s’è dimezzato, piegasse di nuovo il capo e dicesse un altro Sì? Impossibile. Sarà per sempre No. E così’ il premier Conte, l’avvocato scelto per caso, con il Movimento5s ha siglato un patto di ferro sulla Tav. Con la foglia di fico della relazione Costi/Benefici, le due righe sul contratto che parlano di revisione del progetto, il premier definito “burattino di Di Maio e Salvini” dai liberali dell’Europarlamento, non può che che avallare il No dei grillini. Sennò se ne va a casa. Per dargli questo alibi, l’incredibile ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, sei mesi fa, ha riunito cinque tecnici dichiaratamente No Tav, guidati dal No Tav dichiarato Marco Ponti, ci ha aggiunto un sesto esperto, che oggi si dissocia dal documento, dal credo in allora incerto, e s’è fatto confezionare un parere ovviamente negativo. Altri esperti appunto, dicono che il No si basa su numeri fantasiosi e considerazioni anche ridicole. Confindustria dice che hanno tirato i numeri come al Lotto. Ora, se davvero i grillini fossero stati coerenti, se non onesti, avrebbero dovuto mettere a confronto, nella commissione, tre tecnici favorevoli e tre contrari. Ne sarebbe uscito un verdetto almeno più credibile. Facile arrivare a sancire un No con cinque tecnici su sei dichiaratamente ostili all’Alta Velocità. Che valore ha la costi/benefici? Zero. Ma Di Maio e il comico Toninelli non avevano proprio altra scelta. Adesso i trattati con Francia, due, dovranno essere annullati dal Parlamento. Dove c’è in teoria, una salda maggioranza Pro Tav, Lega compresa. E allora diranno, se come probabile ne usciranno sconfitti, “Vedete cari No Tav valsusini e no, noi ci abbiamo provato ma le lobby…Ci dovevate dare più voti”. La colpa, alla fine, sarà sempre di qualcun altro.

L'EDITORIALE