Humiltą, humiltą, humiltą. Nuovo mantra grillino

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La Creatura di Grillo&Casaleggio, il povero Luigi Di Maio, ha preso una tranvata tale che, nel mondo di una politica normale, provocherebbe una sola cosa: dimissioni immediate e irrevocabili. La sentenza delle Europee lascia poco spazio alle consuete giustificazioni del circo pentastellato. Voti più che dimezzati nel volgere di un anno. Un record con il beffardo sorpasso del Pd. Lui non ci pensa nemmeno di ritornarsene a Pomigliano; ha sentito Grillo, Casaleggio, Fico e nessuno gli ha chiesto di fare le valigie. Adesso si aggrappa alla maggioranza parlamentare grillina in preda al terrore di una crisi che li rimanderebbe tutti a casa senza mega-stipendio, privilegi e potere che - come disse un giorno Mattarella - “inebria”. Di Maio ora vuole essere umile. Il suo sponsor, Travaglio, gli aveva confezionato un guardaroba intero di cappottini di bava, spacciandolo per un grande statista, definendo invece Salvini il “cazzaro verde”. Poi hanno provato a giocarsi la carta delle manette che in Italia, soprattutto prima delle elezioni, tintinnano spesso. Forse troppo. Agli italiani è interessato poco o niente. Anzi la febbre carceraria s’è ritorta contro la Creatura. Che adesso ha un nuovo mantra: humiltà, humiltà, humiltà. 

L'EDITORIALE