I salti di Grillo

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Traghettata la sua idea politica fino a Montecitorio, in comune accordo con la ditta Casaleggio, Beppe Grillo ha un problema enorme: se prima sparare sul PD “renziano” o su Berlusconi e i suoi Bunga Bunga era uno spasso che diventava battuta e che a sua volta si tramutava in denaro, ora che le sue creature politiche siedono nella stanza delle leve è più complicato. Nei suoi spettacoli teatrali lo ammette: “Non so più con chi prendermela”, ma siccome the show must go on anche per lui, Beppe inizia a prendere come bersaglio gli avatar che ha spedito al governo. Lo fa per dimostrare che ormai è fuori dal partito - pardon - movimento, ma più probabilmente per dare una mano non tanto all’elettorato, ma piuttosto al pubblico pagante, che in fin dei conti vale molto in termini di fatturato. L’altra sera, a San Marino, Beppe ha finito per rammaricarsi per le poltrone vuote, “Una volta riempievo i palazzetti”, ma è un’ botta di umanità che alla gente non basta. E allora non gli resta altro che andare dritto al problema: Salvini, prima di tutto, con cui i suoi fingono da capitolato di andare d’amore e d’accordo, mentre lui non è tenuto. Lo definisce un “bluff, una specie di Mago di Oz. L’ho incontrato una sola volta in aeroporto, forse l’unica volta in cui è andato al Parlamento Europeo, era al telefono con sua mamma e me l’ha passata. Ho chiesto alla signora perché non avesse preso la pillola ma lui non ha capito la battuta”. Il meglio lo tiene per i suoi: “Di Maio è una garanzia ancora senza avviso. L’ho conosciuto nel paesino dove abitava, mi ha presentato suo papà che voleva vendermi due carriole in nero”, “Toninelli? Gli direi solo: evita per favore di dire che tua moglie si è comprata un diesel. È ingenuo, una persona straordinaria con una leggera sindrome di Asperger. Ma quella ce l’abbiamo un po’ tutti”. Se non fosse che ci sono di mezzo le sorti di un paese, si potrebbe parlare della dura legge della satira e dello spettacolo, al limite si potrebbe perfino provare a sorridere. Ma di cose su cui ridere da queste parti ne sono rimaste molto poche, e anche Beppe annaspa a trovarle.

L'EDITORIALE