Il diario social, il sorriso, il dolore e poi il sonno

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Ogni giorno, ogni ora, in Italia e nel mondo, il cancro uccide migliaia di persone. Si muore nel silenzio, nell’oblio, i più fortunati confortati dall’amore e dall’affetto di pochi. E tanti esalano l’ultimo respiro sul letto di un ospedale qualsiasi, martoriati da tubi e storditi pietosamente dai farmaci anti-dolore, a volte non sufficienti a lenire le piaghe. Come se il male fosse un modo per accettare, desiderare e considerare come una liberazione la morte stessa. Così va, c’è una normalità in tutto questo: prima o poi si deve morire, in un modo o in un altro. Per i Vip, le persone conosciute, il percorso è un po’ diverso. Sul letto delle sofferenze sono puntati i riflettori, alimentano la curiosità morbosa, l’amore, la condivisione del male, l’odio e quella certa ma indicibile soddisfazione nel vedere che “anche i ricchi muoiono”. E soffrono. Povera Nadia. Lei si era messa a nudo sui suoi profili social scrivendo giorno dopo giorno, un drammatico diario, in cui si sovrapponevano i sorrisi dei genitori, le gioie, anche le amarezze e la delusione per quel suo ragazzo che “non aveva mai il tempo di accompagnarla alle chemio”. La gioia di una giornata di sole, il freddo e la neve fuori dalle finestre dell’ospedale o della casa per stringersi in un caldo maglione di lana. Il rientro in tv era stato bello, le aveva fatto bene. Il libro “Fiorire d’inverno” un successo. Ma il destino era segnato. Il cancro nello stadio più avanzato non ha mai perdonato nessuno.

L'EDITORIALE