Quel pianto disperato di Travaglio, No Tav irriducibile

+ Miei preferiti

Il disperato pianto greco del povero Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, uno dei giornali più in crisi nel già disastrato panorama della carta stampata per il nuovo calo delle copie vendute, è un pianto per il sì alla Tav da parte del governo giallo-verde, ma anche il palese fallimento di un’informazione a senso unico di cui lo strenuo fan di Di Maio (“Sta imparando in fretta a governare”, una delle sue perle più divertenti), in cui ha rappresentato solo ed unicamente le ragioni del No, sembra avere esposto il suo giornale a una forma di rigetto da una parte cospicua di lettori che, pur apprezzandone in generale i contenuti, non si identificano più nel suo grillismo senza limitismo a senso unico, dove la Raggi passa per una Giovanna D'Arco e l'Appendino per una novella Churchill. Ebbene, Travaglio sarà riverito ospite al Festival della Felicità No Tav, dove gli toccherà recitare il solito copione, elaborato per lui dai santoni del movimento, abilissimi a sciorinare dati controversi e definitivi ma sempre senza alcun contraddittorio. E lo fa in un momento delicato, quando l'attapirato portavoce storico dei No Tav, Alberto Perino, ex fanatico sostenitore pentastellato, ora deluso e pure lui in lacrime, predice nuovi “martiri” e un innalzamento della tensione al corteo di sabato, che da Venaus andrà sino al cantiere. Una bella responsabilità, se - come pare - si verificheranno incidenti, con il rischio che qualcuno si faccia male sul serio. E proprio non sembra questa la strada giusta per riconquistare i lettori perduti in questi ultimi mesi. Una parte della sua redazione lo sa bene, sperando in un celere cambio di rotta.

L'EDITORIALE