Il Titanic 5stelle affonda, Travaglio continua a suonare

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Il Titanic a 5stelle ha colpito l’iceberg e presto affonderà. Sul ponte già inclinato tutti cercano la salvezza. Il direttore dell’orchestra di bordo, tal Marco Travaglio, ordina ai suoi musicisti, non tutti però così convinti, di continuare a suonare in onore e per il comandante Luigi di Maio, “uno che sta imparando in fretta a governare”, insomma un grande politico sia pure, beh, magari un po’ inesperto. Dicevamo che non tutti i musicisti ci danno dentro a strimpellare con passione. “Niente. S’è fissato con la Tav e per inseguire il sogno di arpionare a morte il suo Moby Dick, ci porta alla rovina…”. Il collega del Fatto Quotidiano altro non aggiunge. Ma la posizione del direttore più grillino di tutti, persino più grillino dei grillini, che aveva addirittura sollecitato la fine del governo, con il vituperato pd a far da mosca cocchiera, solo per vedere cancellare per sempre l’odiata linea ferroviaria (non il treno, notoriamente un mezzo di trasporto, non è il treno che si combatte in Val Susa ma la linea, dunque “la Tav” e non “Il Tav”, ma tant'è), desta in una parte della redazione profondi malumori. Anche perché la strenua battaglia del giornalista più ridens del mondo non porta bene al giornale, in forte calo di copie soprattutto da quando ha scelto di legare il suo destino, e quello dei suoi collaboratori, alla sgangherata banda grillina che lui, in modo patetico, riesce sempre a giustificare, qualsiasi stupidaggine faccia. La bocciatura in Senato delle ridicola mozione contro la Tav dei grillini, una specie di assicurazione anti-tradimento, perché di questo si tratta pur di salvare stipendi e poltrone almeno per qualche mese, suona come la campana a morte per un movimento che aveva fatto di una malintesa tutela dell’ambiente una bandiera. Ma il fedelissimo Travaglio seguirà il trio Grillo-Casaleggio-Di Maio sino al ridotto della Valtellina, in questo cupo tramonto del grillismo e dei Vaffa Day, magari sino al lungomare di Dongo.

L'EDITORIALE