Iran, addio alle mire imperialiste

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DAVIDE RICCARDO ROMANO
Una delle maggiori cause di morte e violenza in Medio Oriente è l'Iran. C'è infatti sempre Teheran dietro alla guerra in Yemen e in Siria, per non parlare dell'Iraq. Anche dietro la recente pioggia di razzi contro Israele da Gaza, c'era la teocrazia degli Ayatollah che finanzia Hamas. Da quando gli Stati Uniti hanno deciso di bloccare le esportazioni di petrolio dall'Iran rompendo l'accordo sul nucleare, qualcosa sta cambiando. Teheran è più nervosa, poiché vede crollare le proprie ricche entrate in petrodollari che usava per le sue mire imperialiste in tutto il Medio Oriente, dimenticandosi del proprio popolo lasciato in povertà. Anche la moneta iraniana è debole. Insomma, il regime dispotico iraniano è a un bivio: o accetta di rinunciare all'arma nucleare o l'economia andrà sempre peggio.
Al momento il dittatore Rouhani ha scelto la via dura: ha dichiarato che se entro 60 giorni non saranno introdotte condizioni migliori dai Paesi che non si sono ancora ritirati dall'accordo (Francia, Regno Unito, Russia e Cina), allora ricomincerà ad arricchire l'uranio, operazione indispensabile per produrre armi nucleari. Siamo a un bivio, insomma. Il regime si indebolisce per le sanzioni USA, e cerca aiuto dalle altre potenze mondiali. 
L'errore peggiore in questi casi, è cedere ai ricatti. Il fatto che la teocrazia chieda più soldi significa che è in crisi. Proprio questo è il momento di isolarla ancora di più, e puntare sulla caduta di un regime che gli iraniani odiano. E' soprattutto per loro (e per le donne iraniane in particolare, umiliate giornalmente dall'obbligo del velo e da mille altre vessazioni), che dobbiamo essere forti e non cedere ai ricatti. Lo dobbiamo a loro, e alla nostra coscienza.
 

L'EDITORIALE