L’alluminio e altre privazioni

+ Miei preferiti
Fermi tuti: corrette in cucina, aprite l’anta dove tenete tovaglioli, piatti e bicchieri di carta, afferrate il rotolo di alluminio e ditegli addio. Lo chiede il ministero della salute, che dopo averci abbandonato decenni ai panini della mamma e ai resti della pasta al forno chiusi nei fogli di alluminio, ora si è accorto che “su determinati cibi e in determinate condizioni, potrebbe trasferirsi sulle pietanze diventando pericoloso”. Ok, va bene, ne faremo a meno. Ma in cambio lasciateci uno sfogo, che in realtà è una richiesta accorata: mettetevi d’accordo una volta per tutte, almeno sulle faccende che riguardano il cibo. Non è possibile andare avanti così, con notizie devastanti a rimo incessante, come quella della pasta, colpevole numero uno dei kg di troppo e dopo anni di atroci privazioni totalmente scagionata dagli esperti, secondo cui farebbe addirittura dimagrire. Dovete saperlo, e almeno vergognarvi un po’: al posto dei bucatini mandavamo giù quintali di ananas convinti che bruciasse i grassi, e invece no, o meglio sì, ma a patto di mangiare solo la parte centrale, quella che tutti buttano. Abbiamo immolato fortune cercando il sale dell’Himalaya, che ci spacciavano come una mano santa per i reni e le ossa, per poi scoprire che è solo sale. E lo stesso per le bacche di Goji: un miracolo della natura che in realtà non serve a niente e nessuno, a parte i negozianti. Ora tocca all’alluminio, ma solo fino al prossimo esperto, che fra qualche giorno/mese/anno smentirà tutto con perfetto tempismo, assicurando che l’alluminio fa benissimo, specie se assunto dopo i pasti.

L'EDITORIALE