Nanga Parbat, nessuna isola senza odio

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Da sette giorni Daniele Nardi e Tom Ballard sono dispersi nella più grande (non la più alta) montagna del mondo, il temibile Nanga Parbat. Le speranze di ritrovarli in vita si affievoliscono di ora in ora ma sino a quando non c’è una certezza parlare di morte certa non sarebbe né formalmente corretto, né rispettoso nei confronti delle famiglie. Quello che non stupisce, visti i tempi, è che nemmeno in un’occasione tragica come questa, così segnata dal dolore non descrivibile di mogli, figli, genitori dei due alpinisti, gli haters da tastiera non hanno rinunciato ad alimentare polemiche, tranciare giudizi da esperti, condannare e persino insultare, sia gli scomparsi che il complesso sistema dei soccorsi, danneggiati anche dal clima di tensione in atto tra India e Pakistan che ha ritardato le autorizzazioni per i voli degli elicotteri. Certo, queste persone tanto cattive quanto malignamente stupide sono un’esigua minoranza rispetto a chi, sui social, ha invece espresso solidarietà, condivisione del dolore, preghiere, auguri e lacrime sincere. Molti hanno aderito alla raccolta fondi su www.gofundme.com e in poche ore è stata raggiunta una somma notevole per aiutare le famiglie a sostenere i costi delle operazioni di soccorso. Ma tant’è. Fa male lo stesso.

L'EDITORIALE