Niki, il campione controcorrente

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Lauda era un campione vero, tre titoli mondiali lo certificano, due con i colori della Ferrari e uno con la McLaren. Ma questo non è mai bastato a farne uno sportivo in grado di far battere i cuori ai tifosi: lo accusavano di essere freddo, calcolatore, un computer. Una sorta di alieno, in mezzo a un mondo di guasconi come il suo amico-rivale James Hunt e l'ex compagno di squadra Clay Regazzoni, che sciupavano macchine e donne con la stessa voracità. Ma non lo pagavano per essere simpatico, e non era per quello che si era messo contro il nonno e la famiglia intera, quando invece di accodarsi al suono del denaro di una dinastia familiare fatta di ricchi e potenti banchieri austriaci, aveva scelto il rumore dei motori, il grasso e l’olio dei box. La natura l’aveva dotato di una forza di volontà e un’intelligenza superiore alla media: nel 1976 brucia vivo al Nurburgring e lo danno per spacciato, ma alla faccia dell’estrema unzione e delle lacrime di chi gli è accanto, 42 giorni dopo torna in pista, mostrando le cicatrici che per sempre segneranno il suo volto. Ma non lo pagavano neanche per essere bello, e quelli sono gli orgogliosi segni di chi è stato in prima linea. Quando smette di correre è ricco a sufficienza, anche senza i soldi della famiglia: investe il denaro guadagnato nella “Lauda Air”, una compagnia aerea che anni dopo venderà al miglior offerente, per poi ripetersi con la “Fly Niki”. L’incidente del 1976 gli lascia però penosi strascichi di salute: per due volte subisce un trapianto di rene, un anno fa gli impiantano dei polmoni nuovi. Ma dalle piste non riusciva ad allontanarsi: nel 2012, grazie ad un investimento azionario, diventa presidente onorario della “Mercedes AMG F1” ed è fra i primi a vedere in Lewis Hamilton la stoffa di un campione. Se n’è andato serenamente, dice il comunicato ufficiale rilasciato dalla famiglia: e c’è da crederci. Niki si sarà fatto trovare pronto, come è sempre stato in vita sua.

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