Pagare il bollo, sentirsi un pollo

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Non c’è niente da fare: in Italia essere onesti non conviene mai. L’ultimo esempio, che in rete sta scatenando furiose polemiche, è lo “strappa cartelle”, il decreto fiscale di quest’anno che cancella di colpo i debiti arretrati con l'erario per un importo fino a 1.000 euro. Nel colpo di spugna è finito anche il bollo auto, una delle più odiate tasse automobilistiche: chi non l’ha pagato dal 2000 al 2010 non deve più nulla e può dormire sonni tranquilli. Pace fatta. Come diceva Bob Dylan, “Bisogna essere onesti per vivere fuori dalla legge”. Resta da placare l’ira di chi invece, ogni anno, ha messo mano al portafoglio e pagato il balzello, e ora si sente un emerito fesso. C’è chi vorrebbe un “bonus evasione” da utilizzare a piacere, chi pretende i soldi indietro e chi va sul pratico, esibendosi in una sassaiola di insulti ed epiteti. In effetti, alla faccia della lotta all’evasione, la norma sembra la solita pacca sulla spalla del “volemose bene” all’italiana, un condono che premia chi – brillantemente – perpetua la massima più in voga da queste parti: “Tutti devono rispettare le regole, tranne me”. E per di più, per dare una sconfitta alla solita burocrazia asfissiante, la procedura avviene in automatico: agli automobilisti evasori neanche il fastidio di dover dimostrare che il bollo non l’hanno pagato. Quando si dice un Paese che funziona.

L'EDITORIALE