Pasqua di sole, ma stavolta chi la vuole?

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Anni fa, una radio italiana aveva lanciato un tormentone azzeccatissimo: “Natale con chi vuoi, Pasqua col K-Way”. Bei tempi: si partiva tutti, ognuno per dove gli pareva, ma con un’unica e granitica certezza piegata in valigia: un maglioncino, qualche cerata e l’ombrello perché a Pasqua a Pasquetta pioverà. Come sempre. Una sfortuna atavica che si è perpetuata ogni anno, forse dalla notte dei tempi, a cui per dare una risposta che non fosse basata sulla iella che fa dispetti dell’umanità, ci si era affidati alla matematica e la fisica, per giungere alla conclusione che non è sfiga, ma bensì la ferale combinazione di una tipica variabilità stagionale, unita ai modelli statistici e alle previsioni metereologiche. Tre variabili fisse che a volte ci azzeccano, ma a Pasqua no, mai. È sempre stato così, con pochissime eccezioni che stanno sulle dita di una mano, come ad esempio quest’anno, il primo in cui tutti, dai colonnelli dell'aeronautica ad una rarissima forma di stabilità climatica puntata sul sole pieno, assicurano splendide giornate e cieli tersi per Pasqua e finanche per Pasquetta. Peccato che, incidentalmente, proprio quest’anno siamo tutti chiusi a casa, costretti a guardare il mondo dal balcone o dalla finestra perché vittime innocenti della pandemia che si è abbattuta sul 2020 come un cataclisma mondiale. Chi crede nella legge di Murphy ha di che sguazzarci, perché tanto vale sempre il solito mantra: “se qualcosa deve andare male, lo farà”. Chi invece sente la Fede vacillare troverà un’altra prova nel fatto che Dio non esiste, o ci avrebbe dato una mano. Almeno a Pasquetta, eddai.

L'EDITORIALE