Reddito di cittadinanza, che fa rima con panza

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In tanti, tantissimi, dall'Alpi alle piramidi, non hanno creduto neanche un istante alla bontà del reddito di cittadinanza, una delle bandiere dei grillini, fatta passare a forza anche dalle mascelle serrate di Salvini, ai tempi in cui governavano insieme. Ma sono i numeri a confermare che dare una manciata di denaro a chi non ha occupazione è come spedire un balsamo lenitivo a qualcuno finito sotto un treno. In un paese vagamente normale, quei soldi dovevano servire per creare occasioni di lavoro, magari togliendo tasse e tassette che allontano sempre di più le grandi aziende dal nostro paese, quelle straniere e soprattutto quelle italiane. Lo dicono tutti, in ordine sparso: la “Svimez”, che si occupa dello sviluppo del Mezzogiorno, è stata chiarissima, affermando che il RdC non ha spostato di un solo decimale il mercato del lavoro. Motivi? Nell'entusiasmo di “sconfiggere la povertà”, Giggino e Co. non hanno creato alcuna struttura che sulla carta doveva accompagnare chi è senza mestiere alle celebri tre proposte vincolanti. In compenso, non passa giorno senza che si scopra la presenza di qualche pusher, benestante e proprietario di auto di lusso, che per grazia ricevuta è entrato nel circolo dei 60mila italiani che beccano soldi a gratis, senza neanche il fastidio di affidare gli scampoli di fortuna ad un “Gratta e Vinci”. Ma Giggino ancora oggi non sente ragioni, e nei suoi viaggi intorno al mondo da giovane ministro-Erasmus alza perfino il tiro: “I politici guardano alle urne, gli statisti alle generazioni”. A quale categoria ritenga di appartenere ha preferito non precisarlo. C’era troppa gente intorno.

L'EDITORIALE