Salvo intese

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Come un gelato al sole, un albero di Natale a ferragosto, un puzzle da 2.500 pezzi poggiato per sbaglio su una lavatrice che centrifuga: il Movimento, la gloriosa macchina da guerra che doveva aprire i palazzi della politica romana come una scatoletta di tonno, si sta sgretolando un pezzetto dopo l’altro, e proprio nel momento in cui aveva raggiunto il vertice, i balconcini da cui ululare alla luna che la povertà non c’era più, e la corruzione neanche. È il palazzo, quello che sgretola chi non ce l’ha ma soprattutto chi teme di perderlo, il motivo per cui le armate grilline si stanno infrangendo come onde sulla barriera corallina che ancora oggi si autoregolano sull’infallibile modello democristiano che ci ha gestiti, ingannati, ingrassati e raccomandati per decenni. Anche loro, i grillini, hanno smarrito il nervo che teneva su la new wave, dimenticato battaglie, rinnegato proteste, scordato bandiere e voluto ad ogni costo la distribuzione di denaro fresco in attesa di assegnare un lavoro che non c’è, ma questo lo sapevano tutti, tranne loro. Se mai ce ne fosse stato bisogno, abbiamo dimostrato ancora una volta che non siamo e non saremo mai come i francesi, gente che quando scende in piazza lo fa sul serio, bloccando il Paese fin quando qualcuno non si decide ad ascoltarli. Noi non siamo così e forse non lo saremo mai: siamo un popolo di inquisiti che “ha fiducia nella magistratura” e va avanti un passo dopo l’altro, a fatica, “salvo intese”. Siamo quelli di sempre, anche nel 2020 appena iniziato, quelli a cui va bene tutto, che sia Francia o che sia Spagna, basta che se magna.

L'EDITORIALE