Totti alla Juve?

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Calma, prima che qualcuno gridi alla fake news confessiamo noi: non è vero. Francesco Totti non vestirà alcun ruolo alla Juventus. Ma anche se lo facesse, chi riuscirebbe ancora a stupirsi? Sempre restando nel mondo del calcio, in pochi – appena qualche anno fa - avrebbero scommesso 50 centesimi su Sarri alla Juventus, un po’ come Marotta all’Inter, oppure – tanto per esagerare – che l’Italia intera avrebbe eletto Barbara Bonansea (una donna!) a ruolo di eroina del mondo pallonaro tricolore. Invece è successo, e così sia. Si chiamano capitomboli, variazioni sul solito tema ancestrale di mannoiana memoria: “Come si cambia, per non morire”. E della medesima sindrome, neanche la classe politica ne è immune: Di Battista è appena uscito con un libro in cui le suona di santa ragione ai suoi, i grillini che prima lo idolatravano e poi l’hanno zittito, pena una crisi di governo dagli esiti devastanti assai. E che dire di Zingaretti, un uomo solo al comando, che ormai cerca solo una tettoia dove ripararsi dalle tegole che quotidianamente i suoi gli tirano mirando alle tempie. O ancora il solito Salvini, che appena si allontana di qualche metro da Montecitorio provoca il suo omologo Di Maio, salvo poi tornare ripetendo il mantra-minaccia: il governo andrà avanti. Per finire con Giovanni Toti, il governatore della Liguria, forgiato nelle scuderie politiche del cavaliere e ormai pronto a staccarsi dalla pianta che gli ha dato la vita per creare un partito tutto suo. Toti come Totti, in un’Italia che ormai è difficile interpretare, in cui amici e nemici non si distinguono più, un posto dove le maglie si cambiano senza neanche preoccuparsi di dargli una lavata. Aveva capito tutto per tempo il generale De Gaulle: “La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici”.

L'EDITORIALE