Di Maio aggrappato all'ultimo NO, la Tav

| Il vicepremier è corso a Torino per dire che industriali e categorie economiche non lo hanno capito. Lui vuole togliere i fondi alla Tav per darli alla Metro. Gli hanno risposto che è lui a non avere capito nulla. Un No per salvarsi?

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Speriamo non sia vero. Il ministro del lavoro, Luigi Di Maio, in una giornata durissima per il governo, con i dati Istat che bocciano il “decreto dignità” con un notevole calo dell’occupazione, con l’Italia a crescita zero, con una manovra economica bollata da Confindustria, Europa, sindacati, Bankitalia, categorie produttive, et coetera, come “disastrosa e recessiva”, è corso a Torino per proporre un baratto: togliere i denari per la Tav per destinarli alla "Metro Due", un’altra infrastruttura assai importante ma non decisiva per l’economia del Paese. I torinesi, accusati di non averlo capito, gli hanno risposto che quello che non aveva capito era proprio lui.

Speriamo, dunque, non sia vero che Di Maio e il suo inner-circle, dopo le capriole sul Tap, il Muos, le infrastrutture care alla Lega, Pedemontana e Terzo Valico, non si siano aggrappati a uno dei pochi No che gli restano, quello alla Tav, per non perdere consensi in un elettorato grillino inquieto per il condono delle case abusive di Ischia, per il decreto sicurezza di Salvini e per molti altri fronti su cui le due forze politiche sono contrapposte. Sarebbe un’azione politica di uno squallore infinito. Dopo avere abolito la povertà, avere reso felici gli italiani con la "manovra del popolo" e il "decreto dignità", il ministro e capo dei grillini potrebbe presto ritrovarsi a passeggiare sulle macerie del Paese. Quello reale e non virtuale.

La redazione ISM

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