Di Maio, il ministro del (non) lavoro

| Il vicepremier grillino vuole chiudere cantieri già aperti, non aprirne di nuovi, vuole le chiusure domenicali con perdita di migliaia di posti di lavoro, il Decreto Dignità idem. Ma vuole dare lo stipendio a chi non lavora. Ma è possibile?

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di L’Ateniese*

Luigi Di Maio, il ministro del Lavoro, dovrebbe cambiare il nome del suo dicastero in ministero del Non-Lavoro. Qualcuno deve avergli detto che bisogna sorridere sempre, anche quando annuncia di voler imporre ila serrata domenicale ai centri commerciali e ai negozi delle città italiane o quando garantisce l’appoggio a qualche No di turno. Ma non c’è niente da ridere. Già la farsa sull’Ilva aveva lasciato basiti gli italiani, almeno una parte. Poi per fortuna la strada era già tracciata dai vecchi accordi e nonostante tutte le possibili contorsioni, è stato “costretto” a salvare - ma mica è contento eh, anzi! - quel che resta della siderurgia italiana. Qualcuno gli dovrebbe spiegare che il provvedimento sui centri commerciali costerà migliaia di posti di lavoro persi: Il Decreto Dignità (?) costa al Paese mille posti di lavoro in meno al giorno, scrive il Corsera, mentre il ministro del Non-lavoro è deciso a chiudere i cantieri già aperti della Tav Torino-Lione e a non aprire quelli del Tap, aggrappandosi al contratto di governo giallo-verde, un pentolone della strega dove c’è tutto e il contrario di tutto, la coda di rospo, l’aglio e l’erba dello Stregatto. Non pago, il ministro del Non Lavoro, mentre Genova cerca di rialzarsi dalla tragedia del ponte Morandi, mette, lui e il suo compare Toninelli, i bastoni tra le ruote a una celere ricostruzione del viadotto, necessario come l’ossigeno per l’economia del Nord Ovest, impegnato com’è in una guerra ad personam contro la famiglia Benetton. Ebbene, le loro responsabilità le accerterà la magistratura, nel frattempo si torni al più presto alla normalità. Nel frattempo il ministro del Non Lavoro vuole regalare 780 euro al mese a sedicenti disoccupati, e sarebbe il “reddito di cittadinanza”. Il suo ideologo, il comico Beppe Grillo, parla di reddito a prescindere, in nome di una rivoluzione nel nome di una nuova corrente ideologica che avanza dopo il crollo delle ideologie novecentesche: il pelandronismo. 

 

*Esperto di terrorismo e di geopolitica 

 

nota della Redazione

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