Il calcio, un mondo (anche) da rieducare

| Marcel Vulpis, giornalista ed economista, parte dall’episodio di razzismo avvenuto durante un incontro fra adolescenti, per analizzare lo stato di degrado sociale in cui versa lo sport più amato dagli italiani

+ Miei preferiti
Di Germana Zuffanti
“Nero di m...”, l’insulto razzista arriva durante una partita di calcio tra giocatori di 12 anni. E la società, l’USD Gassino San Raffaele, nel torinese, sceglie di sospendere il suo giocatore dall’attività agonistica. L’episodio è accaduto una domenica mattina a Venaria Reale, durante un torneo riservato alla categoria Esordienti.

Una vicenda che accende i riflettori sul calcio giovanile, sport che dovrebbe ispirarsi a principi di rispetto e civiltà e invece rivela povertà di spirito e mancanza di cultura. Solidarietà dalla dirigenza e da parte dei compagni che si sono pitturati il volto di scuro a sostegno del compagno offeso, ed incredulità da parte del genitore del ragazzo che ha pronunciato l’insulto, che tende a minimizzare l’accaduto.

Si parla di nuovo in questi giorni di lotta al razzismo. L’ormai celebre partita fra Inter e Napoli e gli inqualificabili episodi che l’hanno accompagnata, tanto sugli spalti quanto all’esterno dallo stadio, hanno portato la società neroazzurra a promuovere una “campagna ad hoc” per combattere tutte le provocazioni e le discriminazioni razziali, passando dai “buu” razzisti al“BUU”, acronimo di “Brothers Universally United”, che, tradotto, significa “Fratelli Universalmente Uniti”. Con questo slogan giocato sul nome e sull’acronimo molto simile, presente in un video, la società ha lanciato una “propaganda anti-razzismo”che ha trasformato un insulto in un messaggio positivo.

Di recente poi il mondo del calcio si è schierato compatto al fianco di Kalidou Koulibaly, per il quale è partita una gara di solidarietà dai compagni di squadra agli altri club della serie A, con la Roma che ha scritto un messaggio sui propri profili social affermando che “Non c’è posto per il razzismo, né dentro né fuori dal mondo del calcio”.

Marcel Vulpis, noto giornalista ed economista con specializzazione in politica e sports-marketing, direttore dell’agenzia Sporteconomy.it, si è occupato di omofobia e razzismo nel mondo dello sport, dal nuoto al calcio.

 

La violenza negli stadi, i cori delle curve e  diversi episodi anche nelle categorie dove militano più giovani. Da cosa derivano tutti questi fattori?

Molto semplicemente, il calcio è diventato una “sub-cultura”, non è più un fattore socio-aggregativo come era un tempo. In un Paese diviso su qualsiasi tema ed aspetto strategico di sviluppo, anche il pallone è un ingrediente per sfogare le proprie frustrazioni e sperimentare nuove forme di violenza. C’è un disagio sociale che si taglia con il coltello e le curve sono una delle estremizzazioni (negative) di questo malessere diffuso.

Una sub-cultura diffusa tra gli adulti e, quel che è peggio, anche tra i giovani.

Il caso del giovane ragazzo dalla pelle scura insultato da un suo coetaneo durante una partita di un torneo della categoria Esordienti accende i riflettori su un problema che va anche oltre il tema del razzismo (in generale). I calciatori professionisti, pagati cifre a sei zeri, arrivano a compiere falli ai limiti della denuncia penale, per non parlare di sputi e parolacce varie e ci stupiamo, poi, se un giovane potenziale calciatore si comporta nello stesso modo? A me questo “episodio” non stupisce affatto: è solo uno degli effetti di questa sub-cultura imperante, che è, purtroppo, il mondo del calcio. Giorni fa un dirigente di un club di serie “C” ha colpito violentemente un altro tesserato (un vice-allenatore), con un brutale colpo di testa in pieno viso. Episodio ripreso da decine di televisioni. Sono tutti esempi negativi che arrivano dal mondo del calcio professionistico (di nome, ma non di fatto). Ma soprattutto sono messaggi devastanti che penetrano nelle menti di giovani ragazzi, che possono arrivare a pensare (sbagliando) che sia giusto insultare, alzare le mani, offendere, ecc. Per non parlare delle tifoserie dei genitori reputate “pericolose” anche dalle forze dell’ordine che spesso si trovano di fronte a dover ristabilire l’ordine fra lanci di bottiglie e insulti. Giusta, quindi, è l'idea di coinvolgere il ragazzo e il padre dello stesso in un percorso di recupero. Ho letto anche del coinvolgimento della figura dello psicologo. Ne capisco il senso, ma forse è esagerato. Sarebbe più interessante un percorso culturale/scolastico, perché siamo di fronte ad un gesto di intolleranza condito sicuramente da profonda ignoranza. Purtroppo, poi, questi ragazzi, quando abbandonano il calcio giocato, dove almeno questi episodi possono essere isolati e gestiti, spesso diventano anche “prede” di frange di finti-tifosi violenti. Ecco perché è importante che crescano e maturino nel tempo, proprio per evitare l’incontro con potenziali cattivi maestri.

L'Opinione
Vacanze romane
Vacanze romane
La tentazione grillina di togliere il simbolo alla sindaca Raggi, l’imbarazzo dei pentastellati, l’ipotesi di una lista Conte, la verginità persa
Tav, Salvini 'ringrazia' i seguaci del guru Ponti
Tav, Salvini
Insulti in tv, restiamo umani please
Insulti in tv, restiamo umani please
Tra il giornalista tedesco Ugo Gumpel e Maurizio Belpietro volano gli stracci in diretta tv. Sgarbi durante la trasmissione di Porro insulta, imita e deride Mario Giordano per la voce dal timbro acuto. Ma l'educazione?
Vergogna, nessun rispetto per Stefano
Vergogna, nessun rispetto per Stefano
Orribile fotomontaggio, gira anche nelle chat dei carabinieri. Simbolo dell'odio e di una cattiveria senza limiti. Ma non è un singolo episodio
Il 60 per cento degli italiani vuole la Tav, grillini spaccati
Il 60 per cento degli italiani vuole la Tav, grillini spaccati
Sondaggio del Corriere della Sera. Ma è sorprendente che anche il 39 per cento degli elettori grillini sono favorevoli alle Grandi Opere. Uno choc per Di Maio-Toninelli ancora storditi dalla manistazione Si Tav di Torino
Il pugno di Toninelli
Il pugno di Toninelli
Il ministro delle No Infrastrutture a pugno chiuso dopo il sì al Decreto Genova e al condono edilizio di Ischia, passato con l'aiuto di sei senatori forzisti. Di Maio si scaglia contro Salvini. Conte e il flop sul vertice di Palermo
Asia Bibi, quante vittime dimenticate in tuo nome
Asia Bibi, quante vittime dimenticate in tuo nome
Il ricordo del governatore del Punjab ucciso dopo che aveva criticato il reato di blasfemia e la morte del ministro cristiano per le minoranze che si era battuto per la libertà della donna cristiana
Di Maio aggrappato all'ultimo NO, la Tav
Di Maio aggrappato all
Il vicepremier è corso a Torino per dire che industriali e categorie economiche non lo hanno capito. Lui vuole togliere i fondi alla Tav per darli alla Metro. Gli hanno risposto che è lui a non avere capito nulla. Un No per salvarsi?
Caso Cucchi, non sia un pretesto per odiare
Caso Cucchi, non sia un pretesto per odiare
E' in atto un attacco senza precedenti contro l'Arma dei carabinieri dopo gli ultimi sviluppi giudiziari. Le responsabilità sono individuali e vanno perseguite con rigore. Ma la strumentalizzazione politica diventa insopportabile
Desiree e Pamela, i tanti colpevoli
Desiree e Pamela, i tanti colpevoli
Le due minorenni romane, uccise in San Lorenzo e a Macerata, unite dallo stesso destino. Cercavano droga e hanno trovato pusher, stupratori e assassini. Alle spalle famiglie difficili e un comune stato di abbandono