Il pugno di Toninelli

| Il ministro delle No Infrastrutture a pugno chiuso dopo il sì al Decreto Genova e al condono edilizio di Ischia, passato con l'aiuto di sei senatori forzisti. Di Maio si scaglia contro Salvini. Conte e il flop sul vertice di Palermo

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Il ministro delle No Infrastrutture Danilo Toninelli mostra il pugno quando passa in Senato il "Decreto Genova", dove una manina ha infilato il vergognoso condono edilizio per Ischia, sfruttando il dramma dei terremotati. Mostra il pugno all’opposizione e a chissà a chi, forse anche agli italiani a cui lo spread minaccia ormai i risparmi di una vita. Il vice premier e ministro del Non Lavoro Luigi Di Maio porta a casa, con l’aiuto dei parlamentari di Berlusconi, sì proprio lui - quello a cui non ha voluto neppure dare la mano - il condono di Ischia. Poi gli saltano i nervi e di fronte a una Campania devastata dall’emergenza rifiuti risponde con livore all’altro azionista del governo, Matteo Salvini, che ritiene saggiamente gli inceneritori l’unico modo razionale per risolvere un drammatico problema, vecchio di secoli. Ebbene, Di Maio gli risponde sui social, come va di moda, sostenendo che “non c’entra una ceppa, nel contratto non c’è”. Leghisti allibiti e poi vertice con il mesto premier Conte, uscito azzoppato dal fallimento del vertice di Palermo sulla Libia. Non appena il generale Haftar ha lasciato la Sicilia, dopo una sosta-lampo nel sontuoso scenario di Villa Igea dove c’era il suo rivale Serraj, è tornato a Tripoli e ha dato ordine alla sua brigata corazzata di riprendere subito gli scontri con il “governo legittimo”, appena benedetto da Conte. E la delegazione turca se n’è andata a inizio lavori: “Inutili e provocatori”, hanno detto i delegati di Erdogan. Non pago, il premier costretto ad obbedire sempre ai suoi signori e padroni, sotto lo sguardo vigile di Rocco Casalino, deve subire le bizze e i capricci di una compagine divisa praticamente su tutto. Pure la scelta di disperdere preziose risorse (che non ci sono) per il demenziale reddito di cittadinanza imposto da colui che, come è noto, ha “abolito la povertà”, Di Maio. Certo, in altre nazioni ci sono provvedimenti simili. Ma se lo possono permettere le economie in crescita, che hanno i conti dello Stato in ordine e governi saldi, affidabili per i mercati e credibili. Se proprio vuoi aumentare il debito, lo devi fare per creare posti di lavoro e non per mantenere milioni di disoccupati a fare niente. Ci resta il pugno levato di Toninelli, che offende la memoria dei morti di Genova e le più elementari regole di bon ton istituzionale. 

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