La favoletta grillina sul ponte che non crolla

| Spunta da un documento del 2013 la posizione del comitato No Gronda appoggiato dai grillini, contrari ai lavori del passante che avrebbe alleggerito il traffico sul ponte. E Toninelli aveva inserito l'opera fra quelle "da verificare"

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In un paese appena appena normale, di fronte a una sciagura nazionale delle proporzioni di quella avvenuta a Genova, il sentimento comune dovrebbe concentrarsi nella solidarietà alle vittime e ai loro familiari, nella vicinanza con lo sforzo (e non chiamiamolo eroico, per piacere) delle forze impegnate nei soccorsi dei feriti, nel recupero dei corpi, nel ripristino della normalità. Poi, finita l’emergenza scatterebbe il tempo della ricerca di eventuali responsabilità, delle indagini, delle perizie a caccia di colpe passate e presenti, in modo da verificare in modo sereno anche il problema di chi dovrà alla fine accollarsi i costi ingenti, non solo quelli penali e morali, dei lavori necessari a restituire a Genova e al Nord Ovest nuove ed efficienti linee di comunicazione. 

Toninelli


Ma tant’è, la conta della vittime era appena iniziata e il coro dei comitati di qualsiasi tipo di "No", la solita danza del Tav, Tap, Terzo Valico e Gronda, ha immediatamente invaso il web. “Invece di occuparsi della manutenzione del ponte, pensano alle Grandi Opere inutili…assassini!”, scrive un No Tav di Genova. E giù post dello stesso tenore, sempre più insultanti, sempre più stupidamente cattivi. Con un appello al ministro delle Infrastrutture Toninelli, quello che vuole chiudere i cantieri delle infrastrutture già aperti, far pagare le penali agli italiani e finanziare una simpatica teoria di “piccoli utili lavori” e quant’altro abbia scovato di utile e virtuoso l’algoritmo che serve per individuare sulla rete le sacche di consenso a questo o a quel No da convertire in preziosi voti elettorali. Dai No ai vaccini sino a sposare in modo del tutto acritico le campagne dei No più bizzarri e senza senso, come il balletto inconcludente di Di Maio attorno all’Ilva di Taranto, in grado da soli di distruggere, come peraltro sta avvenendo, l’economia del nostro Paese, della nostra, ma anche della loro Patria.

Il crollo del ponte di Genova stava dunque per diventare l’ennesima occasione per sciacalli e avvoltoi, in preda alla solita fremente esaltazione di fronte a alluvioni, crolli nelle scuole, incidenti ferroviari, avvoltoi appunto di ogni tipo e anche di un tipo molto noto, per accendere i toni dell’eterna campagna elettorale che ci costringono a vivere ogni giorno all'insegna dell'odio. Sino a quando, dal mare del web, non è spuntato un documento dei "No Gronda" di Genova, nato anni fa da una costola del movimento 5Stelle di Genova e pubblicato (oggi subito tolto) sul "Blog delle Stelle", che è diventato un tragico autogol - non dà soddisfazione proprio a nessuno, semmai indigna - in cui nel 2013 si affermava letteralmente che “la favoletta del ponte Morandi che non sarebbe crollato nemmeno fra cent’anni” e che i lavori dei nuovi svincoli della Gronda di Genova, che avrebbero in parte eliminato lo spaventoso pressing del traffico concentrato sul ponte - molti tecnici lo ritenevano da anni insicuro - con un finanziamento di cinque miliardi, non hanno avuto la testarda opposizione dei grillini che hanno legato questa ridicola battaglia anche ai No alla Tav e al Tap del Salento. E il ministro Toninelli, proprio lui, aveva inserito i lavori della Gronda tra quelli da “sottoporre a verifica”, una forma di eutanasia soft destinata alle infrastrutture invise al fondatore, il comico genovese Beppe Grillo. Una volta i padri della Patria erano uomini come Benedetto Croce, i padri della Costituzione, filosofi, statisti e studiosi di destra ma anche di sinistra. Oggi abbiamo lui e Dibba.

Gli haters che non hanno esitato, in altre circostanze analoghe, a gettarsi sulla macerie che ancora seppellivano vittime e superstiti, strumentalizzando il dolore e la sofferenza con chiari fini politici e di parte, questa volta sono rimasti con le dita sollevate dalla tastiera. Muti, per una volta, devono stare. Lasciate almeno oggi che ci sia solo rispetto e amore per le vittime, italiane e straniere. La macchina dell’odio, per una volta, scelga il silenzio. In nome di quelle vittime innocenti.

ma.n.

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