Crisi Mondadori Periodici, altri 35 esuberi

| Una bara per denunciare i tagli delle redazioni, con 35 esuberi già annunciati. L'impegno dell'Associazione Lombarda dei giornalisti per denunciare la "grave situazione"

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Un presidio di giornalisti della Mondadori durante il quale è stata inscenato una sorte di funerale con tanto di bara e manifesti a lutto è andato ib scena in piazza del Duomo, nel centro di Milano. La manifestazione è stata organizzata dall'Associazione Lombarda dei Giornalisti per protestare contro "i 35 esuberi annunciati dalla società editoriale che rappresentano - ha detto il presidente, Paolo Perucchini - la decimazione della redazione e l'annientamento del settore periodici". Nella mozione, i redattori "rigettano i nuovi sacrifici" e annunciano "una serie di iniziative di lotta volte a scongiurare un destino di smantellamento che è in contraddizione con la storia di una casa editrice che tuttora registra utili". È una "guerra per la sopravvivenza", osservano: "Dal 2008 a oggi si è passati da 512 giornalisti a 166, ovvero è rimasto in Mondadori meno di un terzo di colleghi. E di questi giornalisti usciti, ne abbiamo avuti 50 solo negli ultimi due anni. Un bollettino di guerra cui si aggiunge ora la richiesta da parte dell’Azienda dell’ennesimo stato di crisi che ha il tono di una decimazione: 35 esuberi su 149 giornalisti (esclusi TuStyle e Confidenze). Ossia: 1 su 4". È quanto si legge nella mozione approvata oggi dall’Assemblea dei giornalisti di Arnoldo Mondadori Editore. "Dopo anni di quasi ininterrotti stati di crisi che hanno portato a rilevanti sacrifici salariali, dismissioni e pesanti riduzioni del perimetro occupazionale – si legge ancora nel documento – i giornalisti di Arnoldo Mondadori Editore si trovano di fronte a quella che appare come una vera e propria guerra. L’ennesima richiesta di aprire uno stato di crisi, che dovrebbe incidere del 23% circa sulle nostre retribuzioni, si inserisce infatti in un piano generale di progressiva dismissione della Divisione Periodici e di contestuale focalizzazione sull’area Libri, di cui i vertici aziendali non fanno più mistero. Una dichiarazione che reca peraltro grave danno ai nostri giornali. Siamo stati decimati non solo dalla crisi dei periodici, ma anche dalla scelta miope del nostro editore di abdicare progressivamente, di fronte alle difficoltà, al suo ruolo storico di leader del settore. Anziché rispondere con un piano strategico pluriennale di investimenti alle sfide della rivoluzione tecnologica in atto e dei cambiamenti culturali che ne sono discesi, AME sembra aver imboccato la strada del declino, delle vendite progressive, dei tagli salariali orizzontali, talvolta strutturali, come è stato il caso di TuStyle e Confidenze. E a tutto ciò hanno fatto spesso da contraltare insensate retribuzioni e benefit milionari per alcune tipologie di dirigenti".

   

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