I francesi, un popolo di scrittori

| Sommerse da romanzi, pamphlet, biografie, storie e racconti, le case editrici transalpine chiudono i canali agli aspiranti scrittori. Un fenomeno collaterale al lockdown

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Secondo il quotidiano inglese “Guardian”, la “Éditions Gallimard”, casa editrice fondata a Parigi nel maggio del 1911, possiede il miglior catalogo ed uno dei più vasti al mondo, con 17mila titoli e 7mila autori, fra cui 38 premi Nobel e 36 premi Goncourt. Insomma, anche se sempre alle ricerca di novità, non ha urgente bisogno di rinnovare l’offerta.

Per questo, la Gallimard ha sentito la necessità di scrivere ai francesi, invitandoli a trascorrere il periodo del lockdown leggendo, più che impegnandosi a scrivere: “Date le circostanze eccezionali, vi chiediamo di rimandare l’invio dei manoscritti. Per favore, godetevi le vostre letture”. È il punto massimo di un fenomeno notato da tutti gli editori francesi, diventato un vero tsunami di romanzi, autobiografie e racconti di aspiranti autori, nati sull’onda della noia diffusa dal periodo di inattività. Non è un segreto: ormai c’è più gente che scrive rispetto a quanti leggono. E vale ovunque, Italia compresa.

Fino ad un anno fa, ammette sconsolata la Gallimard, arrivava una media di circa 30 manoscritti al giorno, ma dal giorno successivo al primo lockdown hanno iniziato a salire diventando cinquanta e oltre. Un fenomeno che va a scontrarsi con la chiusura delle librerie e l’obbligo per le editrici di stravolgere i calendari delle uscite delle novità, creando una fila di autori simile a quella dei cargo che poche settimane fa aspettavano di poter attraversare il canale di Suez.

Accusata di essere stata un po’ troppo secca e perentoria nella nota diffusa attraverso il sito, la Gallimand ha aggiustato il tiro con le parole di Gabrielle Lécrivain, una delle responsabili dell’editrice, che ha aggiunto: “Vogliamo dare la stessa attenzione a tutti i manoscritti che riceviamo e rispondiamo sempre a tutti gli invii. È un compito gravoso che richiede meticolosità e capacità mentale. Per questo abbiamo chiesto di sospendere, almeno temporaneamente, l’invio di nuovi manoscritti”.

Mesi fa altri editori avevano fatto lo stesso, chiudendo i rubinetti dei canali attraverso cui è possibile inviare i propri lavori perché sommersi dalle proposte. Tra gennaio e marzo, l’editrice “Le Seuil” ha ricevuto 1.200 manoscritti, quando la media annuale prima del lockdown era di 3.500. Lo stesso per la “Olivier”: 700 manoscritti nei primi tre mesi significa una previsione di oltre 2.000 in un anno, contro i 1.200 circa di un’annata normale.

“Ormai tutti sanno usare un computer, non è più come quando dovevi prendere una vecchia macchina da scrivere manuale, decisamente più scomoda”.

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