Dilemma Toffa: to click or not to click

| Il caso della giornalista delle Iene malata di tumore in diretta sui social è diventato una linfa per le news on lineitaliane. Che sfruttano ogni post per titoli-trappola lontani dalla realtà. Ma molti li cliccano. Analisi di Rolling Stone

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Un inquietante servizio di Rolling Stone Italia apre un faro su come la triste vicenda di Nadia Toffa, la giornalista delle Iene malata di tumore e che ha scelto di condividere sui social i suoi stati d’animo, la sua voglia di combattere il male ma anche confessare gli inevitabili cedimenti, sia diventato una fabbrica di click per media, diciamolo, anche senza molti scrupoli. Più o meno tutti. Anche Ism ha pubblicato alcuni resoconti legati a Toffa. Non solo i siti, diciamolo di nuovo, più spregiudicati, che giocano sul titolo per creare nel lettore il riflesso pavloviano del click, ma anche paludati main stream. Basta la crisi dell’editoria per spiegare questo fenomeno? Forse no. E’ che la malattia attrae, fa paura, ma attrae sempre, è come sedersi in un cinema per vedere un film horror. Si vorrebbe andarsene ma si resta lì sino alla fine. Poi la schadenfraude (la gioia che si prova per le disgrazie altrui) che investe coloro alle prese con il cancro di un Vip, di un suo congiunto, financo di un figlio, meglio se piccolo. Poi un senso di condivisione: ecco se capita a loro, vuol dire che il tumore non guarda in faccia nessuno. Che è in parte così, ma non troppo. Uno conto è morire con dignità in una clinica di lusso o spirare dietro il paravento in uno stanzone affollato di un ospedale pubblico, tanto per esempio. I siti Usa e Uk sono pieni di storie terribili, con foto e video di orribili lesioni e sono regoarmente tra i servizi più letti. Scrive Rolling Stone: “Sono tempi duri per l’editoria. E i click non fanno schifo a nessuno. Peccato che ultimamente gran parte del traffico di alcuni siti come KontroKultura (che sembra essere il più spregiudicato da questo punto di vista), Tvzap, SoloGossip, Leggo ma anche, con diverse sfumature, testate in teoria più autorevoli come Il Messaggero e Il Mattino stiano un po’ esagerando nello sfruttare un tema che coinvolge emotivamente i lettori come la malattia di un personaggio pubblico”.

Nadia Toffa deve però pagare un prezzo per la sua popolarità social. Le scrivono “che tanto finirà all’obitorio”, “se non ti uccide il cancro, ti uccido io”. Oppure: “Eddai che lo fai per pubblicità, magari sei già guarita”. “Mia nonna è morta di cancro e nessuno s’è accorto di lei. Sai quante persone muoio ogni giorno nel silenzio? Vergognati...", “Ti fai il photoshop ma si vede che sei malata”. Lei a volte risponde, a volte no. Quando lo fa, lo fa con garbo e rispetto. A uno che le augurava la morte, ha scritto: “Scusa se sono malata…”. Va detto che il 90 per cento dei commenti sono di solidarietà totale, di affetto, di sostegno, di condivisione di un dolore per la vita in pericolo di una ragazza di 39 anni che diventa un po’ il simbolo di chi soffre e di chi lotta per vincere la malattia. In genere i i medici sono d’accordo con queste iniziative perché intanto Toffa spiega ogni volta che può che l’unica speranza è quella di rivolgersi con fiducia alle terapie mediche ufficiali, evitando santoni e pratiche criminali anche se suggestive. Osserva Rolling Stone: “Così, alcuni media hanno presto capito che trasformare i titoli degli articoli in veri e propri clickbait è un ottimo modo per stimolare il riflesso automatico degli utenti. Ne parliamo non per senso di superiorità ma perché anche noi, nostro malgrado, ne siamo caduti vittima”.

Rolling Stone ricostruisce la dinamica e la forma dei “titoli trappola”.

- “Nadia Toffa al settimo cielo, la notizia che aspettava da tempo. Questa è freschissima, pubblicata l’11 gennaio. Che bello, quindi si parla di remissione completa dal cancro? No, la notizia tanto attesa è la cittadinanza onoraria che Taranto ha assegnato a Toffa. Ora, siamo certi che il fatto l’avrà riempita di soddisfazione. Ma cosa avete pensato appena letto quel titolo?

- “Ho la sclerosi multipla…”: Nadia Toffa, la triste confessione sui social commuove tutti. Peccato che la sclerosi multipla in questione non sia stata contratta da Toffa, ma da una fan che ha scritto alla presentatrice sui social. Però ormai il click è fatto.

- Nadia Toffa, messaggio pieno di sofferenza: Anche mia mamma sta combattendo. È terribile: anche la madre della presentatrice ha il cancro? Poi uno legge, e capisce che la mamma in questione è quella di una fan, che ha fatto la dolorosa confessione nei commenti a un post di Instagram (tutto il pezzo è un capolavoro di retorica viscida, per inciso).

- Nadia Toffa in lacrime per le parole del medico. Oddio, le ha rivelato che morirà presto? No, si tratta solo di commozione per un messaggio di ringraziamento che la dottoressa che l’ha in cura ha dedicato a Toffa. Che avevate capito?

- Nadia Toffa e il cancro: “Ha aiutato i bambini”. Taranto la premia con la cittadinanza onoraria. Aspetta: davvero Nadia Toffa ha avuto il coraggio di dire che il cancro ha aiutato i bambini? Ora vado subito su Instagram ad augurarle di morire, così impara. (Qui non è chiaro se si tratti di malafede o soltanto di un pessimo titolo. Ma l’ambiguità paga sul web, quindi forse a questo punto siamo autorizzati a pensare male.)

- Nadia Toffa, le parole che aspettava da tempo: l’annuncio dalle Iene. Altra variazione sul tema: “l’importante è che la gente clicchi, poi chissenefrega”. L’annuncio in questione, ancora una volta, non è la guarigione ma la cittadinanza onoraria di Taranto.

- Nadia Toffa: La banana prima della diretta mi dà un’energia pazzesca. Ok, qui non si può parlare di scorrettezza, ma rientra nella categoria “Il Pulitzer lo vinciamo domani”. Ed è indicativo del livello di ossessione collettiva che circonda le condizioni di salute della presentatrice. Davvero una testata come Il Messaggero (ma anche Il Mattino e Libero), fondato nel 1878, ha bisogno di pubblicare articoli del genere?”.

Dunque, quasi quasi, la malattia di Nadia Toffa è una vitamina per una pletora di siti on line, costretti, per sopravvivere, a cercare le notizie più strampalate e orribili nella guerra spietata quotidiana dei click. E qualcuno, acidamente, osserva che anche per Toffa c’è un bel guadagno: migliaia di like ogni giorno sui suoi profili social continuamente alimentati dai suoi post e dalle sue fotografie. Epperò c’è un dettaglio: Toffa è malata per davvero ed è difficile lucrare lucidamente mentre tac, risonanze, chemioterapia, effetti collaterali devastanti segnano la tua vita di ogni giorno: “Il problema è che, nella lotta per la sopravvivenza che l’informazione digitale si trova a combattere, il rischio contagio è altissimo. Quando contano soltanto i click e l’alternativa è solo accumularli o sparire, è solo questione di tempo prima che anche gli altri siti di informazione cedano alla tentazione del gioco sporco, ma facile. Ok, il voyerismo che questi titoli scorretti cerca di stimolare ci appartiene ed è un impulso quasi incontrollabile, quindi qualcuno potrebbe dire che certe testate non fanno altro che dare ai lettori ciò che essi vogliono. Ma è un po’ come quando si smette di indignarsi per le malefatte di un governo, cadendo nel luogo comunque che “è quello che ci meritiamo, la gente li ha votati’”, aggiunge amaro Rolling Stone.

Difficile, e noi diciamo che è impossibile, che “Facebook, attraverso cui passa la maggior parte del traffico verso questi articoli, faccia qualcosa per scoraggiare pratiche del genere, abbiamo solo un’arma a nostra disposizione: resistere. Non cliccare. Nascondere i feed tossici dagli aggregatori di news, e limitare gli argomenti che ci vengono suggeriti in automatico secondo qualche algoritmo che dovrebbe capire o anticipare i nostri interessi. Ricordarci quali sono le testate che ancora provano a fare informazione, e bandire tutte quelle che vogliono soltanto rubare il bene più prezioso: il nostro tempo”. No. Il processo di infiltrazione nelle menti di miliardi di persone è già troppo avanzato per fermarlo. Per le grandi potenze globali il web è un campo di battaglia dove vengono riversate ingenti risorse per manipolare l’opinione pubblica su temi ben lontani dal caso Toffa. Vedi, per esempio, le elezioni presidenziali americane o Brexit o le elezioni italiane del 4 marzo. Rileggersi l’inchiesta Cambridge Analytics. O ripassare le teorie di Steve Bannon, l’ex guru della campagna Trump.

A cura di Massimo Numa
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