Il NYT nella bufera per una nuova rubrica inquietante

| Il New York Times, uno dei colossi dell’informazione mondiale, ha concesso uno spazio fisso ad uno dei leader dei Talebani, un terrorista ricercato per atrocità su cui pendono taglie di milioni di dollari. Indignazione da tutto il mondo

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Macchina incessante di scoop e inchieste che nel tempo hanno tremare la politica americana, Hollywood e l’alta finanza, il “New York Times” è finito sotto accusa per quello che è considerato un vero autogol: affidare un “op-ed”, una rubrica fissa, a Sirajuddin Haqqani, terrorista su cui l’FBI ha messo una taglia di 5 milioni di dollari per avere informazioni che possano portare al suo arresto, mentre il Dipartimento di Stato ne ha stanziati altri 10: l’unico terrorista ad avere una ricompensa più alta è l’attuale leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri.

Haqqani è ricercato in relazione all'attacco del gennaio 2008 a un hotel di Kabul, in Afghanistan, costato la vita a sei persone, tra cui un cittadino americano. L’FBI è convinta che abbia coordinato e partecipato a numerosi attacchi contro gli Stati Uniti e le forze della coalizione, oltre ad essere direttamente coinvolto nella pianificazione dell’attentato al presidente afghano Hamid Karzai nel 2008.

La rubrica, intitolata “What we, the Taliban want” (cosa vogliamo noi Talebani), sta scatenando l’indignazione dell’opinione pubblica americana, che da sempre ha piena fiducia nel lavoro di cane da guardia svolto dall’autorevole NYT. Una scelta inquietante, visto che negli ultimi dieci anni gli uomini di Haqqani hanno rapito diversi americani, tra cui proprio un giornalista del New York Times.

Il quotidiano si difende: “Sappiamo bene quanto siano pericolosi e distruttivi i Talebani. Ma il Times è una delle uniche organizzazioni giornalistiche americane ad aver mantenuto una squadra di giornalisti a tempo pieno in Afghanistan dall’inizio della guerra, quasi 20 anni fa. Abbiamo anche avuto diversi giornalisti rapiti dall’organizzazione, ma la nostra missione è affrontare i grandi temi da più di punti di vista: abbiamo sollecitato voci da tutte le parti del conflitto in Afghanistan, dal governo ai leader Talebani ai cittadini. Sirajuddin Haqqani guida i Talebani in un momento in cui i suoi negoziatori stanno lavorando a un accordo con gli americani a Doha che potrebbe portare le truppe statunitensi a lasciare l’Afghanistan a breve. Questo rende la sua prospettiva rilevante in questo particolare momento”.

Indignazione arriva anche dal governo e dai media afghani: “È assai triste che il NYT abbia affidato una rubrica ad un individuo che è su una lista dei più feroci terroristi in circolazione, colpevole di attacchi spietati”. Saad Mohseni, che supervisiona la rete televisiva afghana più seguita, “Tolo TV”, ha twittato: “Il New York Times ha deciso di amplificare i messaggi del più noto terrorista del mondo, un uomo che sulle sue mani ha il sangue di centinaia di migliaia di persone: un’intervista è una cosa, ma permettere a un uomo del genere di esprimersi indisturbato è una vergogna”.

Anche alcuni militari statunitensi che hanno prestato servizio in Afghanistan si sono detti indignati per la scelta del Times: il repubblicano Michael Waltz, dalla Florida, ex ufficiale delle Forze Speciali con all’attivo missioni in Afghanistan e in Medio Oriente, non ha dubbi: “Gli uomini di Haqqqani si sono macchiati di palesi e continue violazioni dei diritti umani, e sono responsabili di alcune delle peggiori atrocità avvenute in Afghanistan, fra cui il bombardamento e il rogo di una scuola femminile e l’impiccagione di un ragazzino accusato di aver collaborato con gli americani”.

La dottoressa Melissa Skorka, ex consigliere strategico del comando americano in Afghanistan, sta scrivendo un libro sulle milizie di Haqqani: “Sirajuddin può anche affermare di volere la pace, ma guida le avanguardie dei talebani afghani, lavora a stretto contatto con al-Qaeda e usa atti di terrore sistematici per uccidere e mutilare persone innocenti”.

In uno dei suoi primi articoli per il Times, Haqqani ha scritto “Sono sempre più convinto che uccisioni e mutilamenti debbano cessare”, promettendo il rispetto dei diritti delle donne. Rassicurazioni e promesse di trasformare i talebani in un gruppo politico afghano, a cui l’FBI non crede per niente: sono terroristi, e continueranno a esserlo.

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