Julian Assange non sarà estradato

| Una vittoria per il fondatore di WikiLeaks: per il giudice dell’Old Bailey consegnarlo all’America equivaleva ad una condanna a morte

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A sorpresa, andando contro ogni previsione della vigilia, il giudice dell’Old Bailey inglese Vanessa Baraitser ha respinto la richiesta di estradizione per Julian Assange presentata dagli Stati Uniti. La giudice, superando anche il parere favorevole del ministero degli interni inglese, ha tenuto soprattutto conto di uno dei punti cardine su cui si basava la difesa di Assange: i disturbi mentali derivati da una reclusione che dura dal 2012, volontaria fino allo scorso anno nell’ambasciata dell’Ecuador di Londra, e subito dopo nelle patrie galere inglesi. “Il trasferimento in un carcere americano potrebbe essergli fatale: Assange è a rischio suicidio”, ha concluso la giudice dopo un inizio che sembrava segnare il destino del giornalista australiano, accusato di essersi spinto “ben oltre i limiti della libertà di espressione, incitando al furto di documenti sensibili e classificati”.

Immediata la reazione di gioia delle migliaia di persone accalcate davanti alla Central Court di Londra e dalle decine di associazioni per i diritti civili che da anni si battono per il fondatore del sito “WikiLeaks”. Per John Rees, a capo della “Dea” (Dont’ Extradite Assange), si tratta di “Una decisione inaspettata: la giudice ha accettato il 95% delle ragioni degli Stati Uniti, che chiedevano di poter processare Assange, ma alla fine ha deciso di opporsi all’estradizione per via del brutale sistema carcerario americano”. Entusiasmo anche da parte di Alaksej Navalnj, il dissidente russo avvelenato con gas nervino lo scorso agosto: “Ecco un sistema giudiziario che funziona alla meraviglia”. E soddisfazione soprattutto da Stella Morris, compagna di Assange e madre dei suoi due figli: “Il giorno in cui Julian tornerà libero arriverà presto, ne sono certa. Oggi è una vittoria, ma non possiamo ancora festeggiare: è solo il primo passo per ottenere giustizia e pretendere che il giornalismo non sia considerato un crimine. La libertà di Julian è la libertà di tutti noi: mi appello al presidente degli Stati Uniti d’America perché metta fine a questa brutta vicenda”.

Alla luce della sentenza, il futuro di Julian Assange è ancora tutto da scrivere: in attesa dell’inevitabile ricorso degli Stati Uniti, potrebbe essere liberato su cauzione o continuare la detenzione nel carcere di Belmarsh. Il caso passa adesso all’Alta Corte di Londra e successivamente alla Corte Suprema, mentre i legali del blogger annunciano l’intenzione di voler ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Per il finale della vicenda è facile immaginare una conclusione definitiva non prima del prossimo anno.

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