L’addio polemico dell’Express

| L’ultimo numero del più popolare quotidiano free-press di Washington se la prende con una tecnologia che sta letteralmente cancellando un settore

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Ironica, drammatica, rabbiosa: la copertina dell’ultimo numero di “Express”, quotidiano free-press distribuito nell’area metropolitana di Washington, è uno dei tanti gridi di dolore della carta stampata. Sul fondo nero solo 6 parole in bianco: “Hope you enjoy your stinkin’ phones”, più o meno “Godetevi i vostri fottuti telefoni”.

Nato il 4 agosto del 2003, l’Express veniva distribuito gratuitamente ogni giorno della settimana in formato tabloid nelle stazioni della metropolitana di Washington e nelle edicole. Di proprietà della “Washington Post Company”, che controlla anche il Washington Post e appartiene al “Nash Holding LLC” che a sua volta fa capo a Jeff Bezos, il guru di Amazon, nel 2012 aveva raggiunto una tiratura giornaliera di 180.000 copie, con un picco record nel 2017, quando era riuscito a conquistare il secondo posto per diffusione nel District of Columbia, alle spalle del Washington Post, con una quota media di 239.500 lettori ogni giorno. Un’ascesa che sembrava promettere un futuro felice, sottolineato da una redazione formata da 23 persone, contro i 13 dei primissimi anni.

Anche se rispondeva alla stessa proprietà del Washington Post, l’Express ha sempre avuto contenuti propri e tendenzialmente più “leggeri”, con sezioni come il gossip, i social media, il fitness, la salute, una guida tv e le storie più curiose, oltre a dedicare ampio spazio alle notizie locali e sportive. Nel gennaio 2017, l’Express era stato al centro di una polemica per aver pubblicato in copertina il simbolo maschile invece di quello femminile per un servizio dedicato alla marcia delle donne.

Ma adesso, dopo 16 anni di pubblicazioni interrotte, la storia dell’Express si ferma, piegata da una pubblicità che manca e dall’arrivo del wifi nella metropolitana di Washington, che consente a chi viaggia di fare a meno della carta stampa, leggendo le notizie sullo smartphone, il killer dei media.

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