Malta in piazza per Daphne

| Un corteo spontaneo ha voluto ricordare ad un anno di distanza la morte della reporter investigativa. L’inchiesta langue senza che sia stato individuato alcun mandante, ma la posizione del premier è stata archiviata

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Sono scesi in piazza in migliaia, ad un anno esatto dall’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la coraggiosa reporter maltese che indagava sul malaffare imperante nei palazzi del governo. In cinquemila, secondo le stime, sono coloro che hanno voluto rispondere a “Occupy Justice”, l’appello lanciato via social per chiedere verità e giustizia su una morte che resta senza colpevoli e per tenere alta la pressione sul governo di Muscat. Ai microfoni del palco allestito in quello che è diventato il memoriale spontaneo in ricordo della giornalista si alternano in tanti, le voci di coloro che come Daphne lottano per allontanare il senso di vergogna internazionale dalla piccola isola del Mediterraneo.

Daphne Caruana Galizia, 53 anni, saltava in aria un anno fa, il 16 ottobre 2017, mentre sulla sua auto raggiungeva casa: indagava sui “Malta Files”, costola degli scottanti “Panama Papers”, l’inchiesta sui paradisi fiscali del 2016. Daphne lavorava per svelare un intreccio di infiltrazioni mafiose, riciclaggio e corruzione radicato a tutte le sfere governative, dalla polizia ai ministri, compresa la moglie del presidente Muscat, accusata di guidare una società offshore con sede a Panama.

Ma ad un anno di distanza non c’è una pista investigativa e in carcere si trovano solo i tre presunti sicari, i fratelli Alfred e George De Giorgio e Vince Muscat, arrestati lo scorso dicembre e da allora rinchiusi in carcere. Nessuna traccia dei mandanti, ma in compenso la posizione del premier è stata archiviata in tempi record.

A dare un quadro sconfortante della situazione di Malta era stato Andrew, uno dei figli di Dahpne Galizia: “Dopo la morte di mia madre la situazione è perfino peggiorata. Il suo lavoro ha svelato una stratificazione della corruzione ad alto livello, e questo si è tradotto in misure contro giornalisti, accademici e chiunque si sia pronunciato verso il malaffare diffuso”.

Nei giorni scorsi, quattro ong che si battono per la tutela della libertà di stampa hanno incontrato il presidente Muscat per esprimere preoccupazione e chiedere l’avvio di un’inchiesta indipendente. Il premier ha annunciato l’apertura di un procedimento pubblico.

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